Jocelyn Robert – un jardin d’ombres

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Jocelyn Robert, sperimentatore multidisciplinare canadese, si lascia guidare dalle suggestioni offerte da Audiometaphor e Calliope, due programmi software sviluppati da Metacreation Lab. Il primo – in particolare – un sistema generativo basato su prompt per la creazione di paesaggi sonori e l’altro un’architettura logica di supporto che rende più accessibile a fini artistici l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa. Quello che ne scaturisce è un album comprensivo di undici brani musicali di foggia modern classical, perlopiù d’impostazione pianistica, venati da sparute field recording e con a volte variazioni significative di volumi, operate ad arte fra le diverse componenti. Certo non è facile distinguere al solo ascolto quali siano le parti musicali o gli altri elementi che si devono ai software di intelligenza artificiale e come siano stati riorganizzati successivamente questi suoni. Il sospetto è che siano proprio le parti più musicali ad essere state partorite dagli algoritmi e in definitiva la cosa non è neanche particolarmente decisiva, né al fine di una semplice fruizione, né nell’ottica di come l’intelligenza artificiale debba o possa concorrere allo sviluppo di nuove forme musicali. Le ombre alle quali si allude nel titolo dell’album – allora – sono forse le stesse che si stagliano sul nostro presente, impedendoci realmente d’immaginare inediti scenari e di uscire dagli schemi di precisi generi musicali. Perché in definitiva anche il più sofisticato sistema di intelligenza artificiale è progettato per comprendere e generare testi simili a quelli umani già esistenti. Il valore resta il mondo tutt’attorno le cose, la realtà, il rapporto spazio-tempo, l’istante della creazione che da sempre è innervata dai manufatti che ogni epoca ha visto protagonisti. Non c’è ­– insomma – nessuna disumanizzazione a beneficio della tecnica perché i confini fra uomo e intelligenza artificiale sono mantenuti incerti e uno è l’ombra dell’altra e viceversa, in uno scambio che per ora è solo la preveggenza d’inediti procedimenti ed istanze, che non ci è dato allo stato attuale definire compiutamente. Quello di Jocelyn Robert è allora un approccio pragmatico all’inafferrabile e la scomparsa della realtà – il giardino d’ombre – non è altro che una nuova realtà, che modula precise preferenze, gusti e immaginazione, che qui prendono forma in un viaggio sonoro comunque affascinante e in sintonia con lo spettacolo della società contemporanea, a tutti gli effetti ancora una società dei linguaggi.

 

Jocelyn Robert – un jardin d’ombres