Gavin Vanaelst – Takeaway Loops

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cassette – Edições CN

Sei solo sulla bicicletta, fendendo l’asfalto umido sotto il neon delle insegne. La tua app di mappe gracchia comandi metallici nell’auricolare, algoritmi che decidono il tuo percorso attraverso il labirinto urbano. Hai appena abbandonato il calore artificiale e l’odore di frittura del fast food, un mondo di plastica lucida e luci abbaglianti. Lo smartphone vibra contro la tua coscia, un altro codice, un’altra corsa, un altro frammento della città da attraversare mentre le finestre illuminate dei palazzi ti scivolano accanto come schermi disconnessi. Non si tratta dell’incipit d’un nuovo romanzo cyberpunk e neanche di una serie tv sui precari metropolitani ma della vita reale di Gavin, o per essere più precisi, di quello che è stata la sua vita per un lasso preciso di tempo, quando lavorava come corriere per Takeaway, un’azienda di consegna specializzata in pasti e generi alimentari di ogni tipo. Gavin Vanaelst, tuttavia, durante i suoi turni per Takeaway non si comportava esattamente da dipendente modello, utilizzando parte del suo tempo per registrare con il suo telefono suoni ambientali interessanti. Nei fast food mentre aspettava gli ordini che doveva ritirare e consegnare ma anche nel tragitto che era necessario per raggiungere i clienti, a loro modo dei privilegiati, con i quali ogni relazione era ridotta al minimo indispensabile. Successivamente, nel suo studio domestico, il nostro “corriere sonico” ha poi aggiunto un piano ed elettronica minimalista alle field recording, trasformando l’alienazione quotidiana in una colonna sonora che è anche manifesto politico. Takeaway Loops rappresenta infatti un’operazione artistica sovversiva nel cuore stesso del capitalismo digitale. Mentre l’economia delle piattaforme trasforma i lavoratori in avatar intercambiabili, Gavin ribalta questa logica: trasforma la precarietà in opportunità creativa, il tempo alienato in spazio di resistenza. Ciò che rende particolarmente incisiva l’operazione di Vanaelst è la sua capacità di rivelare le stratificazioni sociali nascoste dietro l’apparente neutralità dell’app. Nelle pause tra le note di pianoforte risuona l’eco di quella distanza che separa il corriere dal cliente barricato nel comfort del proprio appartamento. Anche la scelta di intitolare l’album Takeaway Loops non è certo casuale: i loop sono metafora del ciclo apparentemente infinito di notifiche e valutazioni a stelle che intrappola il lavoratore della gig economy. Nelle sette tracce si avverte una tensione palpabile tra rassegnazione e resistenza, tra il blu della notte urbana e l’arancione aziendale imposto dall’alto. La musica di Vanaelst ci costringe a guardare ciò che preferiamo ignorare: l’invisibilità programmata di chi sostiene i nostri piccoli lussi quotidiani, la frammentazione sociale accelerata da algoritmi che decidono chi resta fuori e chi dentro.

 

Gavin Vanaelst – Takeaway Loops