Pinkcourtesyphone – Arise in Sinking Feelings

pinkcourtesyphone

CD – Room40

Pinkcourtesyphone è un progetto musicale ambient-drone fondato da Richard Chartier, artista sonoro losangelino attivo ormai dal lontano 1998. Già solo la combinazione di “pink”, “courtesy” e “phone” evoca un’estetica nostalgica e surreale, decisamente confermata dai soundscape onirici e dalle atmosfere malinconiche che lo caratterizzano. Le composizioni sono intrise di un minimalismo ambient con tocchi di field recording, costruite su un’estetica vintage che richiama gli anni ’50-’60, non scevra da romance decadente e alienazione urbana. Arise in Sinking Feelings gioca proprio su similari temi narrativi, evocando atmosfere da incubi gentili e salotti borghesi in decadenza, cene solitarie, champagne stantio e amori perduti. Questo fascino per l’estetica del kitsch e del déclassé altro non nasconde che una riflessione poetica sulla memoria, il tempo e la bellezza effimera. Ma è proprio qui che emerge un paradosso: nel tentativo di decostruire il simbolico attraverso la sua estrema estetizzazione, si rischia infine di perdersi in una dimensione altrettanto incerta e concettualmente indecifrabile. Sia chiaro, Chartier è abile e dimostra maestria tecnica nell’organizzare un impianto sonoro dove ogni elemento è calibrato per evocare una specifica nostalgia. L’album funziona come un perfetto esempio di quella che potremmo chiamare “melancolia di design” – un prodotto artistico che simula la profondità emotiva attraverso codici estetici riconoscibili. Come dovrebbe sentirsi l’ascoltatore in questo emotional branding dell’arte sonora? È qui che si manifesta la natura paradossale del progetto di Chartier. La strategia di Pinkcourtesyphone è a questo proposito volutamente paradossale, e nell’artificiosità consapevole risiede di fatto una forma di onestà progettuale. Chartier non finge di offrire autenticità, ma piuttosto una simulazione sofisticata dell’esperienza emotiva. È ambient music per un’epoca in cui i sentimenti sono diventati oggetti da collezione. A questo proposito si dimostra tecnicamente impeccabile, sollevando allo stesso tempo una domanda ancora più sottile: può l’estetizzazione diventare un atto di resistenza critica in un mondo saturo di stimoli effimeri? Forse sì, se si legge la sua contestualizzazione come un commento ironico sulla nostra ossessione contemporanea per il vintage e il recupero retrofuturista. Pinkcourtesyphone non cura ferite, ma le ricama elegantemente in parvenze sonore, invitandoci a riconoscere la fragilità delle nostre proiezioni emotive. Resta un’esperienza da assorbire come un film di Lynch: affascinante, perturbante e deliberatamente incompleta, lasciando che sia l’ascoltatore a colmare gli spazi vuoti tra un sospiro sintetico e l’altro.

 

Pinkcourtesyphone – Arise in Sinking Feelings