KMRU – Natur

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CD – Touch

Come si diffonde e viene amplificato il dominio della tecnologia e come cambia conseguentemente la nostra percezione della realtà? È questa la domanda forse più significativa con la quale oggi – ma già dagli anni ottanta, in piena epoca postmoderna – ogni artista, filosofo e pensatore ha da confrontarsi. Per KMRU, sound artista nato a Nairobi e poi trasferitosi a Berlino la risposta è semplice e diretta: non comporta troppi giri di parole e contorte astrazioni. Nella sua terra natale – una metropoli africana che è caratterizzata da numerose aree verdi ed è attraversata da un grande fiume e numerosi affluenti – il ronzio di uccelli e insetti è onnipresente, per non parlare del chiacchiericcio dei passanti, sempre assorti in mille faccende. Anche lo smog elettrico è una costante, a causa dei cavi che si incrociano nelle strade e negli spazi pubblici, insieme ai rumori prodotti dai trasformatori di svariati e dozzinali modelli di condizionatori d’aria. A Berlino – invece – è tutto più silenzioso, asettico e il rumore è come imbavagliato, nascosto: tanto da essere considerato socialmente fastidioso. Anche l’osservazione visiva conferma questa uniformità di percezione nella vita occidentale. Per KMRU a Berlino la notte offre poco contrasto rispetto al giorno, mentre in Kenya le differenze sono più nette e il corpo (gli occhi e le orecchie soprattutto) deve adattarsi rapidamente al variare delle condizioni ambientali. Questo particolare fenomeno di adattamento è il substrato concettuale di Natur, progetto rigoroso che prende la forma di una lunga suite di 52 minuti accompagnata anche da un extract decisamente più stringato (immaginiamo per un utilizzo radiofonico). “La natura è connessa alla tecnologia e noi siamo così connessi con la natura che ci adattiamo” sottolinea l’artista, che utilizza criticamente le field recording effettuate alternando momenti di sospensione, giustapponendo emergenze auditive meccaniche a infinitesimali glitch e droni dilatati. Quello che udiamo fa i conti con universi sonori impercettibili, sintetici e naturali, commistioni che in ogni città assumono forme differenti e dove anche l’elettromagnetismo sembra diffondersi secondo modalità che sono specifiche dei luoghi. Kamaru è un poeta dell’hum e infine il suo racconto diventa quasi surreale ed esoterico, agito da voci sommesse, cinguettii, fruscii e ronzii elettrici. Quello di Natur è per lui un catalogo al quale far sempre riferimento, che aggiorna metodicamente in ogni performance, una maniera mutevole e personale di sentire il mondo, di sottolineare che “i paesaggi sonori rivelano molto su come le persone pensano e si comportano”.

 

KMRU – Natur