Egil Kalman – Forest of Tines (Egil Kalman plays the Buchla 200)

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LP – iDEAL

In tempi di retromania insistita e di feticizzazione dell’offline è quasi conseguente che alcuni artisti elettronici siano interessati a strumenti vintage e a tecniche performative che niente hanno a che spartire con i moderni set-up improntati al digitale. Nel caso specifico di Egil Kalman e dell Electric Music Box Buchla 200 da lui utilizzato è degno di nota che su questo strumento si sia sviluppato un vero e proprio culto di specialisti e appassionati, che della sintesi west coast hanno fatto quasi una religione, glorificandone i suoi sistemi di interfaccia e la sottostante filosofia costruttiva. Molta della fama del Buchla 200 deriva dal fatto che sia un sintetizzatore estremamente duttile e votato a una sperimentazione radicale. Tanto che una nuova serie del sistema è oggi di nuovo prodotta rispettando la visione futuribile del suo progettista, anche se – naturalmente – molto ricercati sono soprattutto i vecchi esemplari, quelli senza controlli MIDI, senza archiviazione della memoria patch e che non sono ibridati con moduli digitali. Strumenti che sono stati ideati proprio per un tipo di musica decisamente sperimentale e orientata alla produzione di suoni, più che di melodie e armonie. Egil Kalman ha registrato Forest of Tines dal vivo all’Elektronmusikstudion (EMS) di Stoccolma e nell’uscita che si deve all’ iDEAL Recordings, etichetta svedese fondata nel 1998 da Joachim Nordwall, nessuna sovraincisione e stratificazione in stile DAW è stata aggiunta. Il risultato sono venti brevi composizioni – solo un paio superano i 5 minuti – esotiche ed elegiache, ricche di suggestioni e riferimenti alla musica folk scandinava, però incastonate nelle forme d’un minimalismo elettroacustico certo di contemporanea fattura. L’approccio di Kalman è genuino e il suo sguardo al passato non indugia su elementi particolarmente nostalgici. Seppure l’interesse sembra riposto sull’andare a ripercorrere come il futuro dei suoni sia stato immaginato in passato, non vi è nessuna esasperazione in questo procedere ma semplicemente una sintonia filosofica ed estetica. Insomma, è un esercizio formale liberatorio quello di Kalman, che è capace d’innestare riferimenti di più epoche musicali, imitando certe fluttuazioni tonali e strutturali degli archi con tecniche avanzate di accordatura e sequencing. Un lavoro per alcuni aspetti anche delicato che riporta uno strumento così difficile e crudo a una sensibilità quasi acustica.

 

Egil Kalman – Forest of Tines (Egil Kalman plays the Buchla 200)