Zero Range, dispositif of awareness

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Il devastante assalto ancora in corso nella Striscia di Gaza ha prodotto immagini devastanti che hanno riempito i nostri occhi, ma in tale quantità che sembrano essere ormai quasi normalizzate. L’artista e architetto israeliano Eyal Landman, durante il completamento del suo master in design e tecnologia presso la Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, si è posto una coraggiosa sfida raccontare l’orrore della morte ai suoi stessi concittadini, in qualche modo in relazione, diretta o indiretta, con quella straziante mattanza. L’artista, lavorando sul bilancio delle vittime della guerra in corso a Gaza, ne ha estratto gli oltre 900 nomi menzionati dei bambini palestinesi più piccoli di un anno di età e con essi ha realizzato un’installazione interattiva sul concetto di distanza zero – la condizione in cui l’osservatore non può più mantenere una separazione emotiva o cognitiva rispetto all’evento rappresentato. In una stanza buia, una lastra di marmo poggia su un carrello in acciaio inossidabile. Il visitatore, immerso in una esperienza solitaria e intima, è invitato ad appoggiarvi sopra le mani e a restare fermo, in attesa, in presente riflessione. Solo dopo qualche attimo la foto delle mani è proiettata sul muro, accompagnata dal nome di uno dei 958 neonati morti a Gaza. In questo modo l’archivio di chi non è più in vita viene accostato all’archivio dei visitatori che scelgono di rimanere in piedi, di fronte alla propria personale presa di coscienza. In un’epoca dominata dalla sovrapproduzione di immagini letteralmente di ogni tipo, Landman sceglie una strategia agli antipodi: utilizzare i linguaggi della statistica e dell’informazione non per spiegare il reale, ma per mostrarne i limiti di comunicazione.

 

Eyal Landman – Zero Range
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