Various Artists – raster. open call | soundtrack europe 2025 – 1: elegiac

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CD – Raster

Già nei primi anni Ottanta, in molti ambiti della ricerca artistica europea si notava come l’idea di avanguardia – soprattutto come categoria storica – avesse esaurito il proprio ciclo, trasformandosi in stile più che in impulso alla contemporaneità. Parallelamente, il vecchio continente era stato – e continuava a essere – un laboratorio decisivo per la musica elettronica, grazie a istituzioni e centri di ricerca attivi sin dagli anni cinquanta, come lo Studio di Fonologia della RAI, l’IRCAM, il GRM, la WDR di Colonia e l’EMS di Stoccolma. Oggi, in un’epoca dominata dalla comunicazione, il termine “avanguardia” viene invece ricondotto a un significato immediato – essere “in anticipo sui tempi”, provare ciò che “non è ancora stato ascoltato” – come se sedimentazioni, consumi di modelli e istituzionalizzazioni non si fossero già imposti come realtà non eludibili. In questo contesto, interrogarsi su come possa suonare una nuova musica elettronica europea significa confrontarsi con forme asciutte o espanse, strutture frantumate o ricomposte, o con la libertà di combinare approcci differenti. Raster, nel quadro di Chemnitz 2025 – Capitale Europea della Cultura – ha lanciato una call internazionale per individuare opere autonome rispetto ai linguaggi consolidati. Le selezioni della giuria internazionale sono state organizzate in cinque categorie, tra cui Elegiac, dedicata a una mappa aggiornata di timbri e atmosfere sperimentali. La raccolta mette in luce sensibilità diverse ma accomunate da una cura rigorosa per il dettaglio sonoro. L’apertura di CORGIAT con “Inverse Nymphosis” si affida a lente stratificazioni e a un’evoluzione interna che evita variazioni troppo appariscenti. “Antenna” di Joss Turnbull adotta un impianto più minimale ma immaginifico, fondato su segnali, vibrazioni e micro-gesti che sembrano interrogare il materiale sonoro alla radice. Con “Alkaline Steeped and Subdued”, Slowfoam costruisce un ambiente intenso, sostenuto da progressioni sottili e un controllo timbrico che favorisce la sospensione. Il duo Maarja Nuut & Ruum, in “Kiik Tahab Kindaid”, introduce una dimensione più legata alla voce e alla sua risonanza rituale, mentre “Binari” di Luca Rigat & Ale Giacchetta si muove su field recording, traiettorie pulsate e incastri ritmici trattenuti. Andrea Cichecki con “Alles ist Nacht” approfondisce una notte sonora fatta di bassi, affioramenti e dissolvenze; Mélanie Frisoli, nel lungo “About Strings”, rimodella invece sorgenti acustiche in un flusso che ridefinisce continuamente la percezione dello spazio. In “Suq”, Gaio Ariani concentra il discorso su modulazioni rapide e su un fraseggio timbrico in costante mutazione. La chiusura con “Orhon” di Mosaic Tapes mantiene una tensione atmosferica controllata e una profondità che sembra come magicamente ricollegare l’intero percorso. Elegiac si presenta così come un panorama articolato, che riflette una pluralità di approcci e conferma come il suono resti un campo di ricerca aperto, ancora capace di produrre forme non del tutto prevedibili.

 

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