Alva Noto – Xerrox, Vol.5

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LP – Noton

La serie Xerrox, giunta con questo quinto capitolo alla sua conclusione, aveva preso avvio nel 2007, diversi anni prima della separazione di Raster-Noton nelle due etichette autonome. Per Carsten Nicolai rappresenta un laboratorio costante nell’indagine delle estetiche digitali: copie, manipolazioni radicali, campionamenti, fino alla dimensione decisamente poetica insita nel degrado dei suoni e nella perdita di informazioni. Diversamente dalla più recente serie Hybr:ID (iniziata nel 2021), pensata in rapporto alla danza e quindi con un taglio più performativo e meno legato alla dimensione personale, Xerrox Vol. 5 chiude il ciclo in modo intimo e riflessivo, riducendo il ricorso a campioni esterni e introducendo il tema dell’addio, attraverso immagini melodiche e acustiche originali, poi trasformate in fase successiva. Il lavoro si distingue per una costruzione lenta e dilatata, che lascia emergere un senso di continuità tra le tracce, quasi fossero capitoli di un unico flusso narrativo. Le sonorità privilegiano toni ampi, droni stratificati e armonie sospese che tendono a dissolversi in superfici granulose. L’attenzione non è più rivolta tanto alla dimostrazione di forza concettuale della copia, quanto alla capacità di generare spazi d’ascolto che evocano stati di memoria, assenze, transizioni. L’album si apre con movimenti densi ma non opprimenti, in cui prevalgono linee melodiche semplici, reiterate fino a trasformarsi in atmosfere sensibili. Emergono poi passaggi più intimi, dove il trattamento elettronico non cancella l’origine acustica del materiale ma lo trasfigura, spostandolo su un piano quasi onirico. Il risultato è un linguaggio più diretto rispetto ad altri capitoli della serie, che rimane però fedele alla logica del degrado e della metamorfosi sonora. Il tema del “farewell” si avverte nella scelta di timbri meno abrasivi, in una scrittura che concede spazio a momenti di quiete e pause prolungate. Si ha l’impressione di assistere a una sintesi, dove le intuizioni dei volumi precedenti vengono ricondotte a un piano unitario e interiorizzato. Se Hybr:ID sviluppa una relazione con il corpo e la scena performativa, Xerrox Vol. 5 resta confinato nell’ascolto puro, senza necessità di mediazioni visive. La sua forza è nella capacità di suggerire immagini interiori, legate alla dimensione dell’ascoltatore. È questo carattere personale a rendere il disco una chiusura coerente: un archivio di copie ormai lontane dall’originale, trasformate in materiale nuovo, in ricordo e in testimonianza. Con questo lavoro Nicolai archivia quasi vent’anni di esplorazioni intorno all’idea di replica e perdita, consegnando un capitolo conclusivo che si distingue per sensibilità ed equilibrio. Non un punto di arrivo spettacolare, ma una riflessione silenziosa sulla durata, sul tempo che si stratifica nei suoni e sulla possibilità di fare della memoria un paesaggio sonoro condiviso.

 

Alva Noto – Xerrox, Vol.5