Ana Dall’Ara-Majek – Radiolaria

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CD – empreintes DIGITALes

Uno dei più iconici sintetizzatori modulari degli anni ’70, il Buchla 200, continua ai giorni nostri ad attrarre musicisti, sound designer e sperimentatori provenienti anche da differenti ambiti, come se il tempo compreso fra le avanguardie della prima elettronica analogica e quelle più recenti fosse stato virtualmente congelato in un eterno presente. È ben noto quanto i synth di Don Buchla fossero orientati a un approccio non convenzionale ai controlli, con la possibilità quindi di creare texture complesse e aleatorie. Il fascino che emana lo storico sintetizzatore californiano risiede forse proprio in questo, rafforzato dall’innegabile hype che riporta a quella seminale stagione di suoni mai primi uditi. L’esperienza tattile del Buchla 200, inoltre, proprio per il fatto di non utilizzare una tastiera tradizionale, evoca piuttosto una dimensione scultorea del comporre, una caratteristica che continua a ispirare la creazione sonora anche nell’era digitale, proprio per l’approccio modulare e la libertà creativa che suggeriscono nuove modalità di composizione, più aperte e non lineari, che per molti musicisti sono assimilabili a forme avanzate d’improvvisazione. Il lavoro di Ana Dall’Ara-Majek per questo Radiolaria sembra proprio da ascrivere a quest’ultima categoria, ispirato alla varietà della vita marina, sia a livello microscopico che macroscopico. L’artista italo-canadese si mostra assai sensibile e meticolosa nell’articolare feconde commistioni fra tecnologia e mondo organico, anche questo in qualche modo una ripresa della concettuale dicotomia naturale-artificiale. Anche il ciclo di tracce in Radiolaria ci immerge in un paesaggio sonoro in continua oscillazione fra poli differenti e il brano di apertura, “Mare Buchlae”, esteso e avvolgente, ci trasporta in un ambiente liquidiforme, dove le voci e i suoni evocano il flusso delle correnti e la presenza di misteriosi organismi. “Improvisus B200-1” e i successivi intermezzi della serie evocano piccole parentesi free form, frammenti di un linguaggio incontrollato e instabile, quasi a suggerire schegge di vita impercettibile. “Perpetuum spirae” introduce invece a un movimento ripetitivo, una spirale sonora che rimanda alla crescita infinita e alla ciclicità tipica del mondo naturale. Il successivo “Parasiti fluxique” sfrutta trattamenti disturbanti e vibrazioni più acute, creando un senso di tensione che evoca la lotta per la sopravvivenza che anima il mondo delle microcreature marine. Con “Canticum asphodeli”, l’album si distende in un’atmosfera più contemplativa, quasi liturgica, come un canto antico per creature dell’abisso. “Ostinato micromacro”, traccia conclusiva, ritorna a un movimento circolare, espandendosi in un crescendo ipnotico e stratificato, quasi orchestrale, una riflessione profonda sulla bellezza e complessità della vita che ci ricorda quanto anche il sintetico e l’inumano possano contenere una vita propria, capace di risuonare con l’essenza del mondo naturale.

 

Ana Dall’Ara-Majek – Radiolaria