code – Phonographies, Vol. 01​-​02​-​03

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3 x vinyl + booklet – Code

Accompagnato da un booklet di 12 pagine, completato da un testo di presentazione di Etienne Menu e da testi esplicativi che introducono ogni singola opera, questo triplo vinile prodotto da Jérémie Arcache e Leonardo Ortega, aka code, s’imprime all’ascolto nelle forme di una raffinata esplorazione in bilico fra nuova classica ed elettronica. I due musicisti hanno lavorato con un’orchestra e tre produttori elettronici (Superpoze, Canblaster e Bachar Mar-Khalifé) al fine di reinterpretare tre pezzi ben conosciuti e storicizzati (rispettivamente di Marin Marais, Johannes Brahms e Claude Debussy). La struttura adottata è alquanto lineare, perché nel primo movimento l’opera originale è registrata dal solista, nel secondo è reinterpretata da code insieme all’orchestra, mentre nel terzo le trame – grazie alle ulteriori collaborazioni – sono decisamente elettroniche ma ancora basate sulle trasposizioni precedenti. Sono quindi nove le tracce, che partono con Marin Marais e il suo “Première suite en la mineur, 5ème livre_ Prélude en Harpègement”, la cui interpretazione di Robin Pharo è vibrante, sospirosa e melanconica, per poi evolvere nel successivo movimento nel quale code e l’orchestra virano in virtù di figure più dilatate e aeree, rese poi insieme a Superpoze ancora più rarefatte, destrutturate, sintetiche e ambientali. “Intermezzo Op. 119 No. 1” di Johannes Brahms è un classico per pianoforte sul quale si applica Joël Soichez, che è ben apprezzato per la sua versatilità stilistica e tecnica, doti che qui in un’interpretazione gentile e accorata sono bene in evidenza. Il brano non è la prima volta che viene arrangiato per ensemble cameristici anche se questa volta Arcache e Ortega sono davvero abili nel rendere tutte le potenzialità della partitura, con sequenze elegiache ma ricche di variabili e sfumature. È Cédric Steffens, aka Canblaster, poi, a darne una versione più contemporanea e vibrante, rinunciando ad ogni personale vocazione dance-elettronica e mostrando di districarsi davvero bene anche in territori più autorali e sensibili. Si chiude la partita con “Syrinx, Mouvement” di Claude Debussy, lasciato alle cure di Anna Besson, un pezzo che si presta bene a differenti interpretazioni soliste con strumenti a fiato (ricordiamo per tutte quella di Giacinto Scelsi per sax tenore del 1956), anche in questo caso voltata in seguito in chiave orchestrale, in maniera più puntinista, giocando molto anche sulle percussioni. In ultimo è Bachar Mar-Khalifé ad innestare ripetizioni ed esotismi, passaggi quietisti ed introversi. Quello del modern classical è un ambito in forte espansione che recupera le spinte sentimentali che ben possono essere collimate all’eleganza estetica minimalista. Queste Phonographies sono infine un ottimo esempio di tali tendenze, un nuovo modo di concepire la musica strumentale che è figlia dell’eredita dei grandi maestri.

 

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