Bosch & Simons – Three Music Machines

bosch-simons

LP – staalplaat

La storia delle macchine musicali meccaniche del settecento e dell’ottocento è ben conosciuta anche da un pubblico di non specialisti e il suo successo è dovuto soprattutto all’originalità e alla pregevolezza di strumenti quali l’orchestrion, gli organi a cilindro, i carillon, gli automi, gli organi a rullo e i pianoforti melodici, oltre a svariati tipi di pianole. Che ancora oggi ci si occupi di “macchine musicali” – e per di più “autonome” – è meno noto, anche se ci pensano Bosch & Simons ad accendere i riflettori su questo suggestivo ambito di ricerca musicale, con il loro background di spettacoli, concerti e produzioni teatrali, il tutto accompagnato da una propensione alla tecnologia e allo studio di risonanze stimolate da vibrazioni meccaniche. Il loro interesse principale non è nell’amplificare una sola frequenza ma nel creare un sistema complesso in cui varie frequenze s’influenzano a vicenda al fine di produrre equilibri instabili, favorendo il meccanismo per il quale ogni minimo cambiamento possa dare inizio a processi imprevedibili. Nelle installazioni alle quali il duo dà vita a controllare le parti meccaniche – che sono perlopiù motori elettrici – adesso è fondamentalmente un computer, anche se quello che è stato programmato non determina che in minima parte il risultato finale. È allora la forza dei suoni a prevalere su tutto, catturando la nostra attenzione, anche se nelle esposizioni dei loro progetti è sotto gli occhi di tutti anche la componente “scultorea” delle azioni, il rapporto con gli spazi e come gli oggetti sono utilizzati in questo gioco d’effetti aleatori. L’arco dei materiali e dei congegni utilizzati da Bosch & Simons è assai vasto e cambia completamente ad ogni progetto nel quale sono coinvolti, recuperando anche suggestioni che sono specifiche dei luoghi e delle culture delle quali si fa esperienza. In “The Krachtgever” ad esempio, ci sono svariate scatole di legno unite tra loro tramite molle metalliche, sia orizzontalmente che verticalmente, con un computer che controlla motori oscillanti fissati alle scatole. Le frequenze motrici “fisiche” di questo apparato sono così strettamente in relazione che i movimenti e i suoni creati dall’installazione possono cambiare quasi impercettibilmente dall’ordine al caos e viceversa. “Cantan un Huevo”, invece, è un’allucinatoria sarabanda di damigiane, bottiglie e altri pezzi di vetro in un costante movimento che è sollecitato da motori oscillanti sempre controllati tramite computer. “Was der Wind zum Klingen Bringt”, ultima composizione in scaletta, proviene da una delle prime installazioni del duo, risalente nientemeno che alla fine degli anni ottanta, progetto forse meno raffinato in quanto disposizione degli elementi in gioco ma altrettanto potente acusticamente. Bosch & Simons tendono a sottolineare che “nei processi creativi, che non sono affatto lineari, ci sono momenti speciali nei quali certi cambiamenti improvvisi portano a passi da gigante verso le soluzioni”, evidentemente intendendo per soluzioni intrecci particolari e significativi che fanno parte degli stessi processi.

 

Bosch & Simons – Three Music Machines