Natasha Barrett – Reconfiguring the Landscape

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LP – Persistence of Sound

La consapevolezza del nostro ambiente sonoro esterno dopo Cage non può che fare appello all’integrazione fra arte e tecnologia, in un connubio oramai ben ricco d’esperienze e che oggi s’arricchisce degli apporti della composizione elettroacustica 3-D e di tutto quello che di nuovo nella sound art ci arriva anche dagli approcci site-specific. Reconfiguring the Landscape è un progetto realizzato tra il 2019 e il 2022 da Natasha Barrett, sound artist norvegese che ha creato una serie di installazioni sonore all’aperto, posizionate in spazi pubblici per periodi di tempo che andavano da pochi giorni ad alcuni mesi. Il paesaggio sonoro esterno – per come l’hanno inteso le stesse avanguardie storiche – è sempre l’interpretazione che di questo ha l’ascoltatore o ancor meglio “colui che percepisce” e oggi appare sempre più inderogabile esaminare questa relazione in un’ottica ecologica, ossia basata sull’analisi del rapporto tra esseri viventi e ambiente. Lo spazio che ci circonda e che attraversiamo è inevitabilmente abitato dal suono in una dinamica di reciproca rivelazione e non è un caso che nella definizione di “sonorità” siano in gioco due significati distinti ma strettamente connessi tra loro: quello di fenomeno fisico oggettivo e quello di sensazione soggettiva. Raccontare il mondo nei suoi aspetti sonori dal “punto di ascolto” dell’essere umano presuppone allora come in questo caso un’ampia tavolozza di catture auditive, che Natasha Barrett lascia non modificate e raccoglie in questo cd nei remix di tre installazioni più un lavoro in due parti pensato sia per installazioni che per esibizioni live. Subito la prima traccia, “Impossible Moments from Venice 2”, c’immerge nel mood giusto, con voci di bambini, persone, striduli d’uccelli, campane, con lo strabordare dell’acqua e un coro che canta un alleluia. Come questi suoni della splendida città lagunare possano essere vissuti dai passanti in un contesto urbano totalmente differente non ci è dato sapere – possiamo solo immaginarlo e anche questo è un atto creativo suggerito dalla stessa autrice. In “Speaking Spaces 2: Surfaces from Graz” di nuovo il vociare di bambini e scampanellii più delicati fanno capolino fra i solchi e il rumore delle palline da ping-pong è tratto forse da un vecchio album di Barrett, Heterotopia. Le voci viaggiano tra gli altoparlanti mescolandosi, non si distingue cosa dicano e le campane di una chiesa anche qui scandiscono un tempo rarefatto e straniato. “Presence / Nærvær” è ancora più delicata delle altre registrazioni e annette momenti melodici, nella volontà forse d’indicare nella presenza la necessità di un ascolto partecipato. Con “Remote Sensing on the Beach” sono droni sibilanti, emissioni auditive ottenute dai movimenti delle acque e i garriti dei gabbiani ad essere in evidenza, ancora insieme a voci di persone ed altri uccelli, uno dei leitmotiv dell’album. Si chiude l’esperienza con “Impossible Moments from Venice 1” tornando ancora sulle similari sensazioni del pezzo d’apertura, in un continuo rimando di analoghi stilemi, probabilmente adottati per sottolineare differenze nella somiglianza e ripetizione.

 

Natasha Barrett – Reconfiguring the Landscape