Schneider TM – Ereignishorizont

schneider-tm

2CD – Karlrecords

Dirk Dresselhaus, ovvero Schneider TM, si muove accortamente tra nuove forme sonore, pop d’autore, musica improvvisativa e sperimentazione più concettuale oramai da metà degli anni 90, prima ancora che a livello produttivo la transizione al digitale fosse pienamente compiuta. A dire il vero adesso Dresselhaus suona anche il basso e la chitarra nei fAUST, storica band krautrock capitanata da Zappi W Diermaier e ricomposta ultimamente annettendo anche Jochen Arbeit degli Einstürzende Neubauten. Ricordiamo questo solo per sottolineare quanto multiforme possa essere l’approccio del musicista, attratto da strutture improvvisative ma devoto soprattutto ad ambientazioni siderali, astratte, di taglio minimalista ma anche pervase da una sorta di psichedelia raggelante. Nelle sue sequenze chitarristiche e nella “finta elettronica” frutto solamente d’effetti ed amplificatori valvolari, in Ereignishorizont sono raccolte otto tracce, registrate nello studio Zone di Berlino tra il 2019 e il 2022, quindi in piena pandemia, seppure il maestro ancora nel 2021 farà uscire anche The 8 Of Space su Editions Mego, album che in quanto a tangenti estatiche non è stato certo da meno. È proprio nelle atmosfere ipnagogiche che Dresselhaus riesce ad imporre la magia di brani come la stessa title track, prima composizione in scaletta, una suite di quasi ventuno minuti, millimetrica nei passaggi, estenuanti e magicamente sospesi, coinvolgenti ed emotivi. Un’intensità che nella fascinazione d’intrecci ancora più distorti e strazianti ci sorprende anche nella successiva “Schwarzschild-Radius”, monolite etereo che si ferma a undici minuti. In nemmeno due tracce è già passata più di mezz’ora, tempo che non è soverchio nel farci sprofondare nella personale cosmogonia dell’autore, che sottolinea d’aver improvvisato in studio e registrato in diretta, anche la terza traccia, “(J = 0)”, cupa e risonante elegia che ancora mette assieme droni dilatati e arie chiesastiche. Si deve aspettare “Pluralität” per uscire da queste eccentriche reinterpretazioni di musica ripetitiva e avventurarsi nel mare aperto di una “fusion” un po’ aliena, destrutturata, surgelata, ridotta ai minimi termini. Lo stesso vale per la successiva, “Holomechanik”, che è più ritmica – quasi tribale – e per “Pollucit”, soggetta a sciabolate d’energia e a rintocchi sacrali. Con “Austritt” si torna a un minimalismo gentile, cerimoniale e un po’ inquietante, prima di chiudere con “Ost-Spirale”, la composizione più breve del cespo, di poco più di cinque minuti, un saluto ancora organico e lisergico, tutt’altro che rassicurante ma comunque immaginifico e impeccabile.

 

Schneider TM – Ereignishorizont