KING (after Alfred Wertheimer’s 1956 picture of a young man named Elvis Presley)

KING

Tra le qualità essenziali della fotografia risaltano il suo spazio limitato e l’unità, una caratteristica che è stata profondamente alterata dalle tecnologie digitali. Da quando la prima fotografia digitale, infatti, rappresenta informazioni visive più discrete anziché continue – come nei mezzi analogici – e la capacità di trasformare dettagli minuti, tutto ciò ha creato infinite e differenti copie, questo ha trasformato sia lo spazio limitato che l’unità. In KING di David Claerbout, è lo spazio piatto della fotografia che è profondamente in discussione, che è trasformato in una vista tridimensionale e navigabile. La percezione dello spazio cambia, ovviamente, ma l’animazione consente anche la navigazione attraverso la famosa fotografia, in modo che ogni elemento o persona è solo statico lì, perfino mentre ci muoviamo intorno a loro, ma il ricordo di questa fotografia è già più complessa. Finalmente, lavorando sulla prospettiva artificiale che questo trattamento come di video-game offre è un impossibile sequenza accoppiata con una navigazione simulata davvero in profondità.

 

  • KING (after Alfred Wertheimer’s 1956 picture of a young man named Elvis Presley)

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