ArtBots 2003, robots d’arte

ArtBots 2003

Appena conclusasi alla Eyebeam Gallery di New York ArtBots 2003, seconda edizione della fortunata mostra di robot creativi, già svoltasi l’anno scorso al Pratt Institute di Brooklyn (New York). Quest’anno i progetti selezionati dai curatori (Douglas Irving Repetto, Philip Galanter, Jenny Lee) sono: ’50 drones’ di David Bowen in cui unità singole fatte di alluminio e PVC vibrano e interagiscono fra di loro creando imprevedibili comportamenti e un costante ronzio di sottofondo; ‘Automated Architecture Robot’ di Ira Spool e Anna Tsypin, un automa che scolpisce nel ghaccio forme architetturali adornarndolo poi con proiezioni di diapèositive sulle sue superfici; ‘Chair de poule’ di Brad Todd, un dispositivo che in telepresenza emette tutta una serie di suoni causati ‘fisicamente’ dal suo tutente, ‘BabyBott’ di Stefan Prosky, che assume l’identità astratta di un bimbo nella forma di un mega biberon; ‘Drawing Machine 3.1415926 v.2′ di Fernando Orellana che interpreta i rumori presenti all’interno della galleria, e percepiti da altrettanti microfoni, per generare dei disegni non rappresentativi influenzabili anche dai suoni che il pubblico può volontariamente provocare nei dintorni dei microfoni stessi; in ‘Drums of War’ di Rahul Bhargava e Mira Friedlander, invece, basta spostare spostare dei collegamenti su un planisfero per far variare la frequenza di battuta un tamburo a seconda della minaccia di guerra in quella regione; ‘Happy Feet’ di Stephen Turbek, invece, è un’installazione di 5 paia di eleganti calzature meccanicamente articolate per generare suoni come nel tip-tap, e quindi ottenere coreografie autonome e interattive col pubblico; ‘Fotron2000 (FOE-tron-too-THAU-zin(d))’ di Dan Paluska, Jessica Banks e jackbackrack compone polaroid dei soggetti che vogliono farsi rappresentare secondo un’interpretazione ‘robotica’, coerente col nostro relativo immaginario, ossia ridisegnando il soggetto con tratti al ‘neon’, in una sorta di futuro box fotografico pubblico; ‘Lev’ di Ranjit Bhatnagar, invece implementa una macchina capace di suonare un theremin; sempre sul fronte musicale ci sono ‘GuitarBot, !rBot (“chik-r-bot”), ShivaBot e TibetBot’ del LEMUR: League of Electronic Musical Urban Robots, quattro strumenti musicali capaci di suonare autonomamente riproducendo strumenti tradizionali e moderni; ‘micro.adam & micro.eva’ di Julius Popp, consta di due robot minimali sviluppano una reciproca autocoscienza della loro struttura; ‘MEART – The semi living artist’ è sviluppato dal SymbioticA Research Group in collaborazione con lo Steve Potter Lab è, al contrario, un complesso progetto di automa che partendo da neuroni isolati e interfacciati tramite una mediazione digitale, creano un’entità unica che evolve, impara e si esprime attraverso attività artistiche dipendenti dal progetto dei suoi creatori; ‘Neil’ di Jason Van Anden mette in campo le ricerche dell’autore sulle risposte emotive ai comportamenti umani; ‘Monkey on Your Back’ di Kal Spelletich/SEEMEN mette in pratica la visione radicale di robotica applicata da questo collettivo di oltre quaranta persone che crede nel costruire macchine dai movimenti rapidi e dal feedback intenso come quello degli sport estremi; anche i Futurefarmers (Amy Franceschini e Michael Swaine) presentano la loro creazione, molto analogica peraltro, ossia ‘Robots like H20: Photosythesis Perpetual Motion Machine’, una macchina che dimostra coerentemente il loro sviluppo di progetti che amplino la coscienza e siano sostenibili per l’ambiente; ‘re-capacitance’ di Leesa and Nicole Abahuni pone l’accento sul divieto negli Emirati Arabi Uniti di manifestare con graffiti il proprio dissenso; ‘Scratchrobot’ di Stijn Slabbinck che restituisce ad un utente scartch interpretati da un suo messaggio di posta elettronica; ‘Shootings (After Francisco de Goya)’ di Han Gene Paik mette in pratica un paradosso di programmazione, in cui tanto maggiore è la coscienza delle bambole qui programmate (ossia tanto maggiore è la complessità della loro programmazione), tanto peggiore è la loro interazione; ‘small work for robot and insects’ di host productions cerca di stabilire modalità di comunicazione fra una colonia d’insetti e un robot dotato di rete neurale; ‘Slowscan Soundwave’ di Douglas Irving Repetto, invece, rappresenta i suoni attraverso la posizione di 79 fogli di plastica sospesi; ‘Tribblation’ di Josh Lifton, Michael Broxton, Joseph Paradiso è basato su Tribble (The Robotic Interactive Ball-Based Living Entity) un dispositivo che grazie ai suoi 516 sensori e ad una banda totale di dati di 5 Mbits/secondo riesce ad essere cosciente del suo ambiente, reagendo a molteplici stimoli con una precisa coordinazione; ‘The Watchers – Televisuality for Xenia’ di John S. Lathram lll, infine, osserva lo spazio di una galleria d’arte con lo spirito di un ragazzino di sei anni, che può annoiarsi e andarsene o comunicare informazioni ad un’altra opera in un linguaggio segreto.