Armando Balice – Du noir tout autour

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CD – empreintes DIGITALes

La figura simbolica del giardino – presenza ricorrente nel dibattito culturale tra XX e XXI secolo, dotata di una sorprendente capacità di riverbero in diversi ambiti espressivi – non ha esaurito la propria forza evocativa e continua ancora oggi ad affiorare. Spazio al tempo stesso reale e mentale, luogo di raccoglimento ma anche di trasformazione, il giardino si presta a essere letto come una soglia: un territorio dove ordine e crescita spontanea convivono e dove la natura è appropriatamente coltivata e lasciata libera di espandersi, capace di sorprendere con dettagli minuti, di accogliere il silenzio tra le foglie e di restituire al visitatore la propria intensità nascosta. È proprio attorno a questa immagine che ruota Du noir tout autour del compositore acusmatico Armando Balice, pubblicato da empreintes DIGITALes. L’opera si articola come un trittico – “Black Garden”, “Empty Garden” e “Light Garden” – che assume il giardino come metafora di una percezione interiore del mondo. Più che descrivere un paesaggio, Balice sembra esplorarne le condizioni: il buio come spazio di germinazione, il vuoto come origine potenziale, la luce come momento di rivelazione. In questa prospettiva il giardino diventa un campo di forze, un ambiente sonoro attraversato da tensioni sottili e da materiali che emergono lentamente dalla penombra acustica. Le tre composizioni che strutturano il lavoro – ciascuna poco oltre i venti minuti – condividono una medesima architettura formale, articolata in otto movimenti che si susseguono senza soluzione di continuità. In “Black Garden” l’ascolto si addensa attorno a presenze scure, dove risonanze profonde, fruscii e improvvisi addensamenti materici evocano un paesaggio in cui distruzione e generazione restano intimamente intrecciate. “Empty Garden” introduce invece una dimensione più rarefatta: il suono appare sospeso, disseminato in uno spazio che privilegia pause e aperture, come se il vuoto evocato dal titolo fosse la condizione stessa da cui la materia sonora lentamente emerge. Con “Light Garden” la trama si rischiara gradualmente; il materiale acustico – tra registrazioni ambientali, interventi elettronici e la presenza intermittente del violoncello – si dispone in configurazioni più luminose, suggerendo un processo di emersione e riequilibrio che chiude il trittico senza sciogliere del tutto le tensioni accumulate. In questo spazio sonoro, Balice trasforma ogni frammento – dal respiro del bosco al timbro del violoncello, dall’oscillazione sintetica al cinguettio dei in materia viva, capace di vibrare nello spazio dell’ascolto e di farsi immagine. Du noir tout autour non narra una storia lineare, ma costruisce un’esperienza immersiva, un giardino sonoro in cui luce e buio si intrecciano e il visitatore può riconoscere, tra echi e sospensioni, la meraviglia di ciò che emerge dal silenzio.

 

Armando Balice – Du noir tout autour