Paul Baran – Pan Global Riot

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2CD – Fang Bomb

Paul Baran è un compositore, sound designer elettroacustico ed improvvisatore che vive e lavora a Glasgow non disdegnando corpose collaborazioni, ad esempio quelle per il suo primo album del 2009, sempre per Fang Bomb, dove chiamava all’azione musicisti come Werner Dafeldecker, Ekkehard Ehlers, Keith Rowe e Andrea Belfi. Adesso per questo Pan Global Riot contiamo una lista di ventuno artisti coinvolti, una pattuglia ben assortita che copre varie abilità e approcci free form. Nel tempo delle intelligenze artificiali la dedizione nel travalicare uno specifico genere non è certo più un tema particolarmente distintivo per un musicista contemporaneo e tantomeno attrattivo per quella parte di pubblico più attenta ai mille rivoli che le ricerche ultimissime sempre esplorano. Le possibilità tecniche, infatti, fornite da software, potenza di calcolo e setting hanno reso le scene sperimentali spesso un coacervo assai complesso di produzioni concettualmente estreme e autoreferenziali. Eppure, per Paul Baran, il presente fa comunque capolino, semmai semplicemente mettendo assieme politica, elettroacustica, musica da camera e p-funk, in una sorta di caleidoscopica miscellanea di realtà e disordine acusmatico, come nella splendida “Agitpop”, un coacervo di swing alieno, terzomondismo e ritmi debordanti, oppure come in “The Politics of Distraction” che è un altro significativo esempio di funky decostruito e oramai privo di qualsivoglia coordinata di riferimento. I titoli dei brani ci parlano del mondo materiale e si riferiscono a Trump ma anche all’artista e attivista Ai Weiwei, ai cyborg africani, alla pandemia e a vari problemi sociali e politici in Gran Bretagna. La partecipazione di numerosi musicisti provenienti da diversi paesi e continenti altrettanto problematici che la vecchia Europa testimoniano allo stesso tempo d’un criticismo che mescola ancora una volta creatività e vita quotidiana, disillusione e sopravvivenza. L’intreccio d’esperienze è naturalmente anche di tipo strettamente musicale, con strumenti elettronici e acustici (violino, tromba, pianoforte, percussioni, tastiere, field recording e molto altro), forieri di partiture estremamente rarefatte e sospese, come in “Covid and Crow”, o passaggi elegiaci ma anche estremamente ritmici, in “Music for the Precariat”, con un uso estensivo a volte d’elementi testuali (in “Zero sum Game” e in “English Pastoral”) o di cesure classicheggianti (in “Logos”). In entrambi i due cd l’ascolto è appassionante, fluente e molto vario, c’induce a riconciliarci con un’avanguardia che nonostante tutto fa quello che gli riesce meglio, stendere i suoi reticoli interpretativi e semplicemente suonare.

 

Paul Baran – Pan Global Riot