Claudio Rocchetti – Decay Music n​.​5: Labirinto Verticale

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LP – Die Schachtel

È ispirato agli scritti di Hölderlin e Calderon de la Barca questo ritorno dopo sei anni di silenzio di Claudio Rocchetti, che va ad arricchire il catalogo di Die Schachtel, etichetta adesso arrivata al quinto capitolo della raccolta Decay Music. Il compositore, performer ed editore, originario di Bolzano ma oramai residente a Berlino, che assieme ad Alice Winkler è anche uno dei fondatori e curatori della Black Letter Press – piccola casa editrice specializzata in libri rari e antichi, in particolare focalizzati su scienza e storia della scienza, poesia e filosofia occulta – ha collaborato per questo progetto con la Fondazione Lenz di Parma, un collettivo di ricerca sul teatro contemporaneo il cui obiettivo è quello di creare complessi progetti performativi e visivi, da far confluire poi in coproduzioni musicali e teatrali. Ci son voluti ben quattro anni per completare Labirinto Verticale, la cui vocazione è profondamente spirituale, magica e prodigiosa: alchemica nella congiunzione fra suoni più sperimentali e musica da camera, sound design ed elaborazioni scaturite dalla pratica di laboratori interdisciplinari. “Non essere freddo” c’introduce con le sue arie occulte e chiesastiche subito nel climax dell’opera, che è il risultato di più performance, andate in scena tra il 2018 e il 2021. “Emblemata” è più intangibile e s’impone nelle forme di un’orchestrazione decostruita e gentilmente caotica, così come la successiva “La Malattia”, che è un drone di appena poco più d’un minuto. Sono le voci disincarnate e ultraterrene a segnare le trame di “Questa Debole Forza”, dove i temi dei dualismi presenza-assenza, materia-incorporeo, contemporaneità-memoria, sembrano guidare la ricerca del musicista e sperimentatore, quantomai a suo agio con atmosfere umbratili e ieratiche. Anche in “Molto Sono Teso” le voci sono al centro dell’azione, sovrapposte, incastrate in un gioco di riflessi indecifrabili e cupi, prima di chiudere con la traccia che dà il titolo all’uscita, una corposa suite di quasi quindici minuti, dove è ancora più netta la dicotomia fra musica orchestrale e sound design. Stratificazioni di suoni che evidentemente influiscono proprio sull’approccio di Rocchetti alla composizione, che è un continuo rimestare di atmosfere e passaggi artigianalmente messi a punto. “A volte il cielo e la terra si invertono e il labirinto ci spinge in luoghi oscuri” dove le invocazioni si fanno astratte e visionarie: intangibili spettrali frammenti, al tempo stesso gentili e rarefatti, perturbanti e malinconici. Labirinto Verticale trascende le singole occasioni per le quali le composizioni sono state costruite e nel complesso rende merito di come anche materiale dalle origini più articolate possa infine essere confezionato in maniera coerente e significativa.

 

Claudio Rocchetti – Decay Music n​.​5: Labirinto Verticale