Autorhythm – Songs for the Nervous System

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CD – thanatosis produktion

Unitamente alla diagnosi di una malattia invalidante e progressiva come il morbo di Parkinson, una delle prime avvertenze sempre dispensate dagli specialisti di questa patologia è quella di evitare la sedentarietà, al fine soprattutto di stimolare le funzioni articolari ed evitare il rapido degenerare delle condizioni fisiche dei pazienti. Realizzare un album di musica elettronica servendosi di sintetizzatori analogici e approntare anche per l’occasione un video di presentazione dell’uscita dubitiamo che rientri fra le possibili terapie di recupero ma è proprio questo il caso di Joakim Forsgren, aka Autorhythm, e di Songs for the Nervous System, un’opera sorprendentemente umana nonostante le macchine utilizzate e l’impianto dalle atmosfere cibernetiche che rispecchiano a pieno i gusti dell’autore. L’idea stessa della malattia, di qualsiasi malattia, soprattutto dopo questi ultimi anni di COVID, è un fatto che oramai ci accompagna costantemente nel quotidiano, è un problema sistemico, un pensiero fisso d’una società nel complesso affetta da enormi disfunzioni e che quindi anche in riferimento alla creazione artistica ha la necessità d’immaginare nuove maniere di stare al mondo. Forsgren dice d’aver evitato in questo progetto suoni e soluzioni convenzionali, sia per scelta creativa che per incapacità di gestire musicalmente operazioni complesse, affidandosi solo al suo hardware, in un condensato molto personale di musica elettronica e improvvisazione sperimentale. Non mancano, all’ascolto delle sei tracce presentate, suggestioni post-human e arie vintage, visioni d’un futuro solo immaginato e oramai alle nostre spalle, insomma quella hauntology che ha a che fare con la retro-estetica e l’incapacità insormontabile di sfuggire a vecchie formule sociali. Sono loop ciclici e risonanti a conquistarci, melodie oblique e funk alieno, echi space e preset modificati, in una sorta d’allucinazione temporale e gentilmente distopica, pur se non priva d’una serpeggiante inquietudine. Il passato infesta il presente ed è un’infinito gioco di rimandi che ci trasporta in un reticolo di minimali citazionismi, in bilico fra ambient, electro e synth pop, in un onirico viaggio visionario, sospeso fra gli spettri di una modernità che non esiste più, dove tutto è attuale e retró al tempo stesso. Eppure, come ricordava Bill Laswell, “la musica elettronica non è l’opposto della calda musica umana, è esattamente lo stesso” come in questa calibratissima uscita.

 

Autorhythm – Songs for the Nervous System