Philip Corner – Pieces from the Past

Philip Corner

CD – Pogus
Appositamente configurate da Philip Corner per essere interpretate dal violinista Malcolm Goldstein, queste cinque partiture dalla notazione non tradizionale, lineare o con notazione grafica e/o verbale, sono state in gran parte registrate in performance dal vivo, lasciando i residuali rumori ambientali e del pubblico, al fine di preservare il più possibile la particolare texture sonora degli intrecci. Goldstein non è nuovo ai componimenti di Philip Corner, stimatissimo autore con il quale ha collaborato fin dai primi anni sessanta ed alle cui varietà improvvisative è ben avvezzo, vantando anch’esso un background sperimentale, confluito poi proprio in un trio – la Tone Roads Chamber Ensemble – progetto musicale condiviso con lo stesso Philip Corner e con James Tenney. Per Corner l’ improvvisazione è già insita nel suono, è il “qui e adesso” del fare musica: ogni momento vale esclusivamente in quanto tale, senza alcun passato né futuro. “Nei conservatori fondamentalmente suonano musica morta, che rimane tale” dice il maestro, mentre “al tempo di Corelli” invece “se non s’improvvisava non si era un musicista”. Sarebbe auspicabile che questa stessa consapevolezza non convenzionale pervada anche la cultura musicale meno tendenziosa e sperimentale. In “Pieces from the Past” – fuori da ogni accademia – questo traspare dalle sequenze in forma libera, negli elementi concettuali indeterminati, organizzati secondo apparentemente non precostituite linee strutturali, spaziando in una pressoché infinita gamma di pitch, sussulti, vibrati e meticolose sublimi evoluzioni. Partiture comunque non alla portata di un audience non avvezza ad avanguardismi e trasalimenti stilistici.