Jussi Parikka – Insect Media: An Archaeology of Animals and Technology

Univ Of Minnesota Press

Univ Of Minnesota Press, English, 320 pages, 2010, ISBN: 978-0816667406
Per le società in rete, l’intelligenza collettiva e il comportamento cosiddetto ‘emergente’ degli sciami hanno assunto un importante potere esplicativo in termini di modalità di comportamento altamenta distribuita, ben oltre i contesti e le discussioni come le teorie militari, l’economia, lo sviluppo di algoritmi software, l’organizzazione politica e la generazione di contenuti da parte degli utenti. Infatti, come hanno sostenuto i nuovi teorici dei media Alexander Galloway e Eugene Thacker, il potere ricorrente di questa figurazione bestiale oggi richiede un chiarimento storico oltre il suo essere semplicemente una metafora naïve applicata alle tecnologie digitali e di rete.
‘Insect Media: An Archaeology of Animals and Technology’ di Jussi Parikka può essere letto proprio cogliendo questo invito, poiché scava a fondo in un passato fondamentale per le intersezioni tra strani insetti e (ultime) moderne tecnologie. Un grande vantaggio di questo curioso testo, per la cronaca, è la padronanza dei temi trattati che Parikka ha, al di là della teoria contemporanea sui media: ci si aspetta un corso intensivo in entomologia, ma non solo, visti gli excursus che si incontrano sugli studi di software, teoria delle reti, nuovo materialismo e (ovviamente) archeologia dei media. C’è inoltre una nuova tendenza nel punto di vista del lavoro che vale la pena sottolineare, in quegli approcci storici dello storico tedesco della teoria dei media che sono ‘contorti’, e che partono dal ceppo del vitalismo ontologico di Deleuze (e, a volte Guattarian). Questo è invece paragonabile al suo precedente Digital Contagions: A Media Archaeology of Computer Viruses (2007) essendo preparato per la definizione di un vocabolario concettuale di affetti, intensità e assemblaggi.
Infatti, per Parikka, l’approccio principale ai cambiamenti storici nel corso del tempo è ‘diagrammatico’, anche se questa variazione sul concetto è più vicina alla ontologia realista di Manuel De Landa, che alle discussioni circa la potenza modulante delle società di controllo o la lettura foucaultiana di sovranità, disciplina e sicurezza. Naturalmente, gli aspetti della biopolitica, dell’informazionalismo e del capitalismo sono toccati, ma non è questo il focus principale del testo. Piuttosto, Parikka è più interessato ad una stirpe di virtualità e attualizzazione tra ambienti umani e non umani che gradualmente elabora una prospettiva ecosofica sul ‘non ancora esistente nella sfera dei corpi, sensazioni, e relazionalità etologici’ (194).
Il libro è diviso in due sezioni principali, nella prima si illustra l’ascesa dell’entomologia nel diciannovesimo secolo, per poi passare alla connessione con gli studi più recenti di cibernetica, media programmabili e software. Fedele alla forma, Parikka si assume il compito di costruire questa genealogia facendo incontrare tra loro figure importanti del pantheon di Deleuze: gli entomologi William Kirby e William Spence vengono letti nei termini di Henri Bergson, un capitolo centrale è (a ragione) dedicato all’importante approccio filosofico alla vita degli insetti di Jakob von Uexkull (il cui lavoro, per inciso, è anche stato recentemente ripubblicato in questa stessa collana ‘Posthumanities’ dalla University of Minnesota Press); Gilbert Simondon è utilizzato sia per illuminare che per differenziare il paradigma della cibernetica di Norbert Weiner, insieme con brevi intriganti discussioni di ricercatori come Karl von Frisch e W. Grey Walter. L’ultimo capitolo, in maniera singolare, offre un’analisi del film attraverso una lettura estesa di Teknolust di Lynn Hershman-Leeson (2002) costruita molto sul maestoso lavoro di Elizabeth Grosz, Rosi Braidotti e Luciana Parisi.
Nonostante le variazioni interdisciplinari di tutte queste discussioni, la figura dell’insetto come mediatore di concetti storici, immaginario e pratiche scientifiche, guida continuamente il discorso di Parikka verso una comprensione dei media di là di un antropocentrismo cognitivo della pre-pianificazione o dell’intelligenza umana in sè. L’affermazione forte è che, mentre alcuni ceppi di entomologia storicamente hanno consentito la esternalizzazione temporale e spaziale di ‘vita da animale primitivo’ negli apparati tecnologici, questa potenzialità ha scatenato altrettanto strane, dirompenti formazioni e metamorfosi (cioè in divenire) al di là della scala di razionalizzazione strumentale. E ‘da sottolineare questo, che nell’ epilogo finale la posta in gioco politica del lavoro Parikka diventa evidente. Qui, l’individuazione avviluppata della vita umana e non umana si pone come fondamentale complicazione agli ideali dei progetti capitalisti alla guida dei nuovi media e delle biotecnologie. La domanda finale sarebbe quindi una sperimentazione di queste connessioni trasversali sfruttando non solo la bestialità di questa organizzazione della vita, ma anche (utilizzando l’appropriata terminologia deleuziana) delle sue potenziali linee di volo.

Michael Dieter