DiRac – Phon

DiRac

CD – Valeot
Più laptop in combinazione con svariati strumenti acustici, un set-up focalizzato sulla costruzione di pattern, iterazione su differenti livelli, grazie a manipolazioni millimetriche, tese a modulare timbri, risonanze e vibrazioni. Peter Kutin, Florian Kindlinger e Daniel Lerche, già nel moniker scelto – DiRac – una sorta di citazione-omaggio al fisico e matematico britannico che sviluppò l’algebra non commutativa, dando l’avvio agli studi sull’antimateria e sulle antiparticelle – sembrano voler alludere a speculazioni astratte ma sensibili di dati vitali, una sorta di zona oscura che pulsa a livello infinitesimale e quindi, in qualche modo, conserva ancora una sua gravità. Evoluzione, quella di “Phon”, che viaggia dal meno nitido al maggiormente percettibile, in maniera cupa ma emozionante, avvolgendo i lievi intermezzi del clarinetto di Susanna Gartmayer, imbastendo un ordito fitto nel continuum dell’unica traccia, circolare trattazione anche sintetica, dirottata poi nelle spire di movimenti più climatici e sensuali, pieni, in guisa di un gruppo da camera contemporaneo o – se preferite – d’un rarefatto ensemble quasi post-rock.