META.morfosis, el museo y el arte en la era digital

António Cerveira Pinto

MEIAC
Se passata la prima decade dell’accesso sociale alla rete, sembra essere arrivato unilateralmente il momento storico della riflessione, sono molte le prospettive che si stanno intrecciando attraverso elaborazioni testuali ed eventi pubblici. In questo catalogo di META.morfosis, mostra tenutasi al Museo Extremeño e Iberoamericano de Arte Contemporáneo di Badajoz, c’è buona parte del lavoro di António Cerveira Pinto, curatore e teorico portoghese. La sua prospettiva guarda avanti e non si limita a vivisezionare l’imprendibile contesto contemporaneo. Le opere, selezionate perloppiù nel bacino iberico-americano, testimoniano una linea di demarcazione che separa la fisicità ormai perduta della fragilità strutturale della media art contemporanea. A tal proposito sembra quasi iconica la pubblicazione della storia della net.art riscritta in un’ennesima versione da Vuk Cosic. Diretta conseguenza ne è l’analisi della implosione / esplosione della sacralità del museo con la smaterializzazione dei suoi contenuti, e quindi, del museo stesso, che si scioglie architetturalmente nelle ipotesi illustrate nelle prime centottanta pagine. La trasformazione concettuale delle informazioni che diventano ‘filosoficamente’ potenziali, invece, si riflette nelle provocatorie visioni apocalittiche del curatore, che paventa una dissoluzione pressocchè totale della cultura elettronica nell’annuciata crisi energetica del prossimo futuro. Lui stesso riesce ad affascinare con un’ipotesi estrema: quella di monasteri tecnologici che ci permettano di riflettere lucidamente sulle radicali trasformazioni in atto.