VIDA 8.0, Art & Artificial Life International Competition.

VIDA 8.0

Giunto all’ottavo anno il premio per opere d’arte e intelligenza artificiale Vida continua a distribuire i fondi destinati all’uopo dalla spagnola Fundación Telefonica. Come nelle edizioni precedenti (come la 4.0, la 6.0 o la 7.0), la giuria stavolta formata da Sally Jane Norman, Chris Csikszentmihalyi, Daniel García Andújar, Daniel Canogar, José Carlos Mariátegui e Fiona Raby ha assegnato i suoi 20.000 euro distribuendoli ai primi tre progetti e segnalando una decina di menzioni onorarie. Il primo premio è andato a ‘AP0201′ di Martin Howse e Jonathan Kemp, un’installazione di apparecchiature che apparentemente sembrano stazioni metereologiche ma in realtà si alimentano grazie all’energia solare, comunicano fra loro attraverso connessioni wireless, ascoltano i suoni circostanti e modificano costantemente il loro codice. Il secondo posto è andato a ‘Liveform:Telekinetics (Lf:Tk)’ di Michelle Teran e Jeff Mann, un esteso progetto che ripensa oggetti quotidiani come ‘conduttori’ di flussi di dati audio, video e di movimento, connettendo gesti a distanze remote. Il terzo premio, invece, è stato destinato a Erik Olofsen per il suo ‘Divine Methods / Hidden Motives’, un braccio robotico che impugna una candela ed effettua contorsioni rapide e violente, mantenendo però la stessa candela sempre dritta e non facendola quindi mai spegnere, in un simbolismo mistico-meccanico che induce controverse interpretazioni. Il pubblico ha scelto ‘Heartbeat’ di Guillem Bayo Salvadó, un cuore strappato ad un corpo (visualizzato su uno schermo), con sangue intorno, circondato da uno sfondo bianco, che quando percepisce la presenza di uno spettatore si rimette a pulsare. Le menzioni onorarie, invece sono andate a: ’8520 S.W.27th Place’ di Fernando David Orellana, un’installazione di sei robot che in una sorta di incubatori scattano avanti e indietro simulando la futilità dei processi decisionali; ‘Will.0.w1sp’ di Kirk Woolford, una simulazione software dei fuochi fatui e delle loro evoluzioni; ‘Construcciones / Neo-Bio (Constructs / Neo-Bio)’ di Rafael Suarez Ziegelmaier, un’animazione in stop-motion che rivela la produzione di creature in movimento, usando materiali quotidiani spesso nemmeno notati. ‘Poultry Internet’ di Lee Shang Ping, Adrian David Cheok e Teh Keng Soon James, un sistema che mette dei sensori ad un animale da cortile in una stanza e in un’altra permette ad una persona di interagirci attraverso sensori di ritorno di forza, o di segnali elettrici che restituiscono visione e movimenti degli animali stessi; ‘Couch Potato Farm’ di Andrew Senior, un provocatorio lavoro sulla continua esposizione passiva alla televisione e alla videosorveglianza, che sfrutta un ecosistema fatto di automi cellulari e algoritmi genetici; ‘Computing Inspiration: i.plot’ di Naoko Tosa, un lavoro che analizza le parole nei loro contesti connettendone i significati e automatizzandone la produzione conseguente con l’obiettivo di produrre narrativa automatica. Hanno poi ricevuto incentivi per aumentare la produzione: ‘Llegaste Con La Brisa – 2 (You Came With The Breeze – 2)’ di Mariana Rondón, un’installazione che visualizza la produzione di organismi genetici generati da macchine in una sorta di ‘immaginario genetico’, ‘Balanza de cocina que se pesa a si misma (Kitchen scales that weights itself)’ di Roger Ibars, che esplora una possibile autocoscienza dei sistemi e la loro possibile evoluzione senza alcun tipo d’interazione con l’utente applicata ad una cucina, ‘Calor, Humedad, Vapor. Turner En El Siglo Xxi (Heat, Humidity, Steam. Turner In The Twenty-First Century)’ di Marina Zerbarini la costruzione di un ecosistema in laboratorio che sia influenzato dall’interazione dell’utente che ne vari la luce d’ambiente e l’umidità, finendo per autoregolarsi e ‘LaFábricaDeCosasBonitas / Factory of Pretty Things’ di ANA project, un ironico piano per tenere venti dimostranti-robot durante il summit del G8 nell’estate del 2007.