The White Room, narrazione del vuoto.

The White Room

Con ‘The White Room‘ l’artista (con base a Londra) John Paul Bichard si diverte a giocare con l’idea di una dimensione a più livelli nella quale si intersecano e si sovrappongono spazio urbano e superfici digitali. Il lavoro è costituito da una serie di stampe digitali che rappresentano altrettante fotografie di ambienti tratti da una versione manipolata del videogioco ‘Max Payne 2′. La maggior parte delle alterazioni sono prodotte da Bichard utilizzando il sangue delle vittime del videogioco per dipingere l’ambiente circostante. L’effetto che tali alterazioni ci restituiscono è molto simile alla visione della scena di un crimine, una di quelle atroci immagini divenute così familiari grazie alla fiction. L’unica – seppur sostanziale – differenza è rappresentata dalla mancanza di attori, lo spazio è infatti abitato solo da oggetti – come in una fotografia di interior design. Lo ‘spazio reale’, le stanze nelle quali si aggira l’eroe di questo sparatutto in versione intimista sono ciò che l’obiettivo cattura, ma l’intento non è quello di rappresentare la realtà, lo spazio reale; bensì una versione alterata di quello spazio, qualcosa che non è mai accaduto nella realtà del gioco e che viene creata dall’autore allo scopo di aprire la strada ad infinite reinterpretazioni di quel luogo. Guardando le fotografie che compongono ‘The White Room’ si è stimolati a ricostruire a ritroso, a partire proprio dal frame manipolato che è posto dinanzi a noi, gli eventi che si sono succeduti in quel dato spazio. Siamo di fronte a luoghi alla ricerca di una narrazione.