dj sniff – Turntable Solos

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LP – Discrepant

Incrociando in modo profondo la storia del turntablism con l’elettronica sperimentale e l’improvvisazione, Takuro Mizuta Lippit – aka dj sniff – approda su Discrepant con un album di un’unica traccia che supera i trentadue minuti. Ex direttore artistico del celebre STEIM di Amsterdam e da anni impegnato nella progettazione di strumenti e interfacce personalizzate capaci di ampliare la consueta configurazione “giradischi + mixer”, Lippit reinventa il gesto del dj in chiave radicale. Naturalmente non è il primo a muoversi in questa direzione: figure come Christian Marclay, Philip Jeck, Shiva Feshareki o Janek Schaefer – senza dimenticare precursori quali John Cage e Milan Knížák – hanno già aperto il campo a un uso del giradischi come vero e proprio strumento. In Turntable Solos, questa eredità si concretizza in una pratica fisica e quasi scultorea della manipolazione del vinile, dove attriti, micro-variazioni di rotazione, innesti di feedback e irregolarità del supporto diventano materia di costruzione. Il setup, basato su una combinazione di dispositivi progettati ad hoc e tecniche estese che espandono la gestualità tradizionale, consente a Lippit di intervenire sul suono in tempo reale, modulandone l’energia con una precisione che rimane sempre legata alla contingenza del gesto. Non si tratta di un controllo totale, bensì di un dialogo serrato con un sistema intrinsecamente instabile, che reagisce, devia e restituisce sorprese. L’operatività confluita nell’album conserva proprio questa tensione tattile: il giradischi non solo fornisce frammenti da manipolare, diventa esso stesso superficie reattiva, sensibile al minimo tocco. La traiettoria improvvisativa avanza per strati che si addensano e si dissolvono, sostenuta da ripetizioni minime. Da un lato affiorano ruvidità, screziature, residui di campo e vibrazioni granulose; dall’altro compaiono momenti più aperti, sospesi, dove il suono si dirada e lascia emergere la struttura sottile del processo. È una musica che si costruisce nello spazio dell’errore e dell’imprevisto, affidata a un’interazione diretta tra corpo e macchina. Lungo la sua durata, la performance alterna zone di densità materica e passaggi rarefatti senza mai ricorrere a dinamiche preordinate: sono gli scarti, gli attriti e gli slittamenti del vinile a suggerire direzioni, a orientare i cambi di passo. Turntable Solos si impone così come un documento rilevante della pratica contemporanea sul giradischi inteso come strumento ancora vivo, capace di rinnovarsi e generare nuove forme d’ascolto. A completare il quadro interviene la cover art Return The Eye dell’artista Tekkhean Lee, che riflette con finezza l’attitudine percettiva e introspettiva dell’intero progetto, suggerendo uno sguardo attento e complice che l’ascoltatore è invitato a condividere.

 

dj sniff – Turntable Solos