Laurie Spiegel – Unseen Worlds

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CD – Unseen Worlds

Laurie Spiegel, che già nel 1980 aveva pubblicato il suo primo LP, The Expanding Universe, è una pioniera della computer music che ben presto volle realizzare specifici strumenti software di composizione algoritmica. Il suo Music Mouse: An Intelligent Instrument fu presentato nel 1986 ed era disponibile per Mac, Atari e Amiga. Utilizzando questo stesso software – siamo sempre nella seconda metà degli anni ottanta – Laurie Spiegel compose Cavis Muris e Three Sonic Spaces, opere anch’esse seminali in ambito elettronico. Bisogna arrivare al 1991 per Unseen Worlds, album sensuale ed elegiaco che vide la luce su Scarlet Records, casa discografica ambient, elettronica e new age che di lì a poco sarebbe purtroppo fallita, confinando l’uscita fra quelle spesso nominate nelle enclave elettroniche, ma oramai irreperibili sul mercato. Ben venga allora questa ristampa che ci riporta ad intrecci, strati e ambienti sonori d’indubbia bellezza e interesse anche storiografico. Rispetto ad oggi, a quei tempi, agli albori della popolarizzazione della computer music, si era giocoforza meno astrattamente concettuali e macchinosi nella concertazione di simili progetti musicali: le ispirazioni erano più nella musica classica che nell’ambient alla Brian Eno o nella musica ripetitiva e seriale della tradizione statunitense. Anche il risorgente clima di neo-spiritualismo paganeggiante – in voga negli States – probabilmente influiva nello stimolare visioni cosmiche, misticheggianti e oniriche. Sta di fatto che per modalità di confezione del tutto, attitudine DIY e procedure innovative, oltre che per i risultati estetici ottenuti, Unseen Worlds merita una menzione speciale, facendo guadagnare a Laurie Spiegel anche un posto d’onore nell’ideale classifica delle dieci donne che hanno illuminato con il loro operare la nascente scena elettronica internazionale. Tuttavia non ci si sbaglia nel trovare delle corrispondenze fra queste sonorità e certe forme di folk music americana particolarmente avanzata. La stessa compositrice, parlando più volte delle sue opere, descrive il computer come una sorta di strumento preciso ma anche innocente, il cui utilizzo è comunque definito solo dalla sensibilità e dalle emozioni che l’autore riesce a infondere. Sono dodici le tracce che compongono l’opera e ci si perde nei passaggi soavi e musicalissimi, quietisti e raffinati, pervasi dalla gentilezza di suoni armonici e atmosfee eteree. L’acqua passa sotto i ponti – è indiscutibile – e le cose cambiano, ma ad alcuni autori, meglio che ad altri, va riconosciuto il merito d’aver anticipato i tempi e prodotto opere di valore sempiterno. Non è cosa da poco, in un’epoca nella quale si brucia tutto in 15 minuti.

 

1Laurie Spiegel – Unseen Worlds