Fake is a fake, false informazioni producono eventi reali

Fake is a fake

Possiamo definire la “fake culture” come uno delle più aggiornate incarnazioni del “detournament”, un concetto periodicamente (ri)scoperto dagli artisti. Facilitato sia dalle infinite possibilità della programmazione del codice che dall’oceano di dati disponibile in rete, un ‘fake’ gioca con l’economia dell’attenzione lottando per essere legittiato da sufficienti spettatori. Fake is a fake del gruppo italiano Les Liens Invisibles è lo strumento tattico più aggiornato per opporsi alla colonizzazione della suddetta attenzione da parte dei grandi media online. Usando il popolare standard per blog WordPress il progetto è mirato a costruire e, ancora più, a condividere, template che ricalcano molto da vicino famosi media online. Nella sua primissima release ci sono template licenziati sotto GPL che richiamano il Financial Times, la Casa Bianca, Le Figaro, La Repubblica, il sito del cancelliere tedesco, l’Osservatore Romano (il quotidiano del Vaticano, omaggio allo storico fake vaticano.org degli 0100101110101101.org), l’Eliseo e il WTO (un altro omaggio, stavolta agli Yesmen e al loro fake del sito ufficiale del WTO fatto col loro Reamweaver “parodyware”). Naturalmente accoppiando questi file in esecuzione ad un buon dominio si può rapidamente arrivare ad ottimi risultati (al momento il risultato è un sarcastico http://financialtimes.isafake.org, per esempio). La duplicazione dell’informazione digitale da un lato ha già celebrato la morte dell’”originale”, e d’altra parte ha contribuito significativamente all’impossibilità di stabilire rapidamente l’affidabilità delle fonti delle informazioni. Riappropriarsi degli spazi della comunicazione mainstream e manipolarla in maniera estesa significa non solo giocare con la sua estetica da multinazionale, ma anche rendere più fragile la sua popolare indentità. Nell’abbuffata quotidiana di media hype, la “percezione” è ciò che guida su web l’economia dell’attenzione, per cui una proliferazione dei fake, che può essere stimolata da progetti come questo, può iniziare seriamente a mettere in discussione la venerazione dei media da parte delle masse. Nel 1976 la visionaria fanzine politica italiana A/traverso pubblicò un articolo illuminato dal titolo “false informazioni producono eventi reali”. Dobbiamo dedurne che una realtà diversa è già pronta per vendicarsi?