Wordie, il piacere di condividere in rete le parole

Wordie

Diciamo che più o meno l’intero page ranking di Google (quindi i fondamenti della web economy in senso lato) sono basati sull’eccellenza riguardo alle parole (chiave). Diciamo che le parole sono ancora l’unico parametro comprensibile dagli umani per l’indicizzamento completo dei contenuti e per la classificazione di dati multimediali. Diciamo che la parola giusta può catturare l’attenzione di un utente nel bel mezzo dell’esagerata quantità di dati online che ingoiamo ogni giorno. Wordie è una classica piattaforma Web 2.0, che si autodefinisce “Come Flickr, ma senza le foto”. I suoi abitanti (i ‘Wordies’) popolano questo spazio letterario che si focalizza su singoli termini Inglesi, il cuore della maggior parte delle comunicazioni online. Questo sembra riflettere l’ossessione per i termini singoli e la loro estrema rilevanza in rete (i domini, le parole chiave – basta pensare a Google Zeitgeist -, le brand derivate, i tag, …). La presunta universalità di questi termini e profondamente radicata nell’Inglese globalizzato, che qui è risolto con inaspettati effetti educativi. Quindi l’affollata ed eterogenea community condivide entusiasticamente liste di parole e conoscenza mentre i non madrelingua possono espandere il loro personale lessico leggendo-e-imparando. La piattaforma ha poche regole per l’inclusione di nuovi termini (come ad esempio no neologismi o accenti, legature o punteggiatura), intese per disciplinare la popolazione di lessemi in costante crescita. Non è per caso, infatti, che tutto ciò accade in rete: c’è qualcosa di più immateriale di una parola?