D.O.R.T.H.E. by Lasse Munk
, autopoetic mechanical stream.

Respirare nuova vita tornata a pulsare in obsolete e dimenticate tecnologie nei progetti di media art ha visto un incremento significativo negli ultimi anni. Una certa tecnologica remix culture combinata con una mentalità da hacking “fatto in casa” ha facilitato la risurrezione di meccanismi analogici che erano scomparsi grazie all’utilizzo di nuove strategie e strumenti: ironicamente utilizzando le stesse modalità che erano state dismesse dai loro successori digitali. D.O.R.T.H.E. di Lasse Munk e Søren Andreasen combina una vecchia macchina da scrivere con componenti elettronici di scarto che permettono a frasi tipizzate di essere rimappate in musica elettroacustica. Una patch Max/MSP costituisce il ponte di comunicazione tra la macchina da scrivere e una varietà di dispositivi che emettono suoni, controllati da motori, quali radio e parti di orologi. I dati raccolti dalle parole e le frasi vengono analizzati e poi tradotti in un flusso meccanico di frammenti di tono, cut- up di discorsi radiofonici, glitch, click analogici e segnali acustici. Una varietà di strategie rimappate sono impiegate in DORTHE – per esempio traducendo il numero di lettere in una parola per un singolo passo o tecniche più avanzate come l’analisi fonetica o la ricerca di frasi di parole che attribuiscono stati emotivi come la gioia, l’angoscia, la felicità, il dolore e la paura. I modelli di suono e le parti del discorso danno l’impressione sonora di rottami concatenati atti a formulare pensieri autonomi – un processo generativo autopoietico come il meccanismo di regolare intonazione e il tono che da l’impressione di sfumature emotive in “cognizione”. Paul Prudence

 

D.O.R.T.H.E. from Lasse Munk