Alexander R. Galloway – The Interface Effect

Alexander R. Galloway

Polity, ISBN: 9780745662534, 200 pages, 2012, English
Galloway definisce le interfacce “processi orientati all’azione”. Queste hanno particolari “effetti” (da qui il titolo), tanto “da trasformare gli stati materiali” che a loro volta sono – al tempo stesso – “effetto di altre cose”. Questo lavoro teorico indaga come si verificano tali trasformazioni e gli effetti conseguenti che innescano. Si inizia a discutere l’attualità del libro “Il linguaggio dei nuovi media” di Manovich (a volte con ironia: “quando Jean-Luc Godard diventa un plug-in, dobbiamo guardare al di là della Nouvelle Vague”) prima di continuare ad esplorare come le interfacce possono essere “impraticabili” e manifestare la loro ambiguità, che è talvolta riguardante l’infinita interpretabilità dei loro segni e astrazioni. I processi che le interfacce attivano sono “autonomous zones” di attività estetica, e l’autore le interpreta in maniera politica assai pura. D’altra parte il codice e il software sono elementi “funzionali” (una metafora descrive il desktop: “funzionale emanazione del codice sorgente”). L’autore inoltre discute la rappresentabilità dei dati attraverso astrazioni grafiche, analisi della serie poliziesca TV “24″ ed il suo uso di cliché informatici nella trama, metaforicamente “estrazione dei dati dai corpi organici” – durante gli interrogatori – e guarda alle codifiche razziali nei videogiochi (ad esempio in World of Warcraft). La teoria di Galloway è piuttosto densa e fa continuamente riferimento a differenti discorsi filosofici. A volte subentra uno stile più informale ma sempre vengono poste domande aperte, lasciando spazio a futuri sviluppi.