Subpixel, poster pubblicitari ‘de-pixelati’

Subpixel

Non c’è più alcun dubbio che ogni centimetro di spazio pubblico diventi sempre di più oggetto di analisi per scrutare nei più microscopici dettagli il massimo potenziale per attirare attenzione e quindi guadagno. In preda ad un amorfo modello di domanda e offerta, che può inavvertitamente condurre ad uno sterile cosmopolitismo visivo, lo spazio pubblico rimane una zona grigia dove si combattono battaglie visive in lungo e in largo ogni minuto. Mentre la pubblicità è tutta troppo spesso un corridoio visivo a senso unico, un’efficace e condizionata imposizione di immagini, emerge tuttavia una serie di percepibili spazi vuoti in questa economia visiva, nella periferia di questo scambio visivo tra immagine e spazio. Lo strumento Subpixel del F.A.T. (Free Art and Technology) facilita la manipolazione di materiali stampati come per esempio le pubblicità nelle gallerie della metropolitana. Come affermano i suoi ideatori, Subpixel è “uno strumento realizzato a mano con acrilico tagliato al laser, elastici e nove lamette da barba”, che possono trasformare “un piccolo spazio di una pubblicità metropolitana ‘unidirezionale flusso incessante di merda’ in un griglia di pixel adesivi otto per otto, per un’interazione bidirezionale con il pubblico”. Con i nove rasoi paralleli, partendo da due tagli perpendicolari su una stampa si crea una griglia all’interno della quale gli utenti possono tirare via quadratini creando un trucco visivo – una nuova interfaccia visuale e interattiva – che gli originali autori del manifesto non avrebbe potuto immaginare (lo faranno, a questo punto?). Creando crepe in tutta l’economia dello spazio pubblico, Subpixel non è solo un occasione per riflettere sulla pubblicità e l’autonomia dello spazio pubblico, ma presenta anche opportunità di allerta per i passanti che possono ora interpretare un manifesto de-pixelato come un invito all’(inter)azione. Che il visual hacking abbia inizio.
Vicente Gutierrez