Stephen Jones
, Synthetics: Aspects of Art and Technology in Australia, 1956-1975

Stephen Jones



The MIT Press
, English, 
464 pp., 
ISBN 978-0262014960
Questo libro è un piccolo gioiello tra i tanti che hanno a che fare con la storia della media art. Stephen Jones ha intrapreso un esteso progetto di ricerca di eccellenza, non solo scavando nel suo personale (prezioso) archivio di media art australiana (pazientemente costruito nel corso di decenni), ma anche spulciando tra biblioteche pubbliche e collezioni private. Questo non è un lavoro spassionato ma neanche una pretenziosa ricerca accademica. E’ invece un’indagine estremamente rigorosa e soprattutto il risultato di anni di appassionato coinvolgimento personale. L’autore inizia con l’alba della computer art della fine degli anni Cinquanta e termina con la famosa mostra “Australia 75″, soffermandosi sugli eventi in Australia ma inquadrandoli in un contesto internazionale. Come l’autore afferma, la scena nazionale non è stata isolata in quel periodo, ma anzi era attivamente in contatto con la realtà dell’arte contemporanea in Europa e negli Stati Uniti. Ciò che rende questo lavoro davvero rilevante è la storia intrecciata dei primi dispositivi elettronici e lo sviluppo conseguente dell’arte. Piuttosto che limitarsi ad essere ‘istruttivo’, il libro si rivela come un punto di riferimento essenziale per la comprensione di quel periodo di tempo. Impariamo che “sono le tecnologie di visualizzazione che governano che tipo di arte è possibile e come la si potrà vedere.” Ogni opera d’arte è di fatto contestualizzata da un lato all’interno di festival contemporanei, mostre e pubblicazioni e dall’altro dall’innovazione tecnologica e dalla sperimentazione. Il libro è tutto da godere, con abbondanza di materiale storico, tra cui immagini originali mai viste prima che sono senza dubbio stimolanti.