Frances Dyson – Sounding New Media: Immersion and Embodiment in the Arts and Culture

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University of California Press, 2009, English, ISBN-13: 978-0520258990, U.S.A.
Il legame più evidente tra suono e nuovi media è la comune componente immateriale. Ovviamente c’è di più e infatti Frances Dyson va ben al di là di questa considerazione, adottando una strategia interessante e originale: l’autrice sostiene che i nuovi media rappresentano un “accumulo delle tecnologie uditive del passato.” Nello specifico, analizza metodicamente paradigmi diversi: il telefono e la sua modalità di trasmissione delle informazioni, che evoca una presenza, è dunque il modello concettuale di “immersione”; l’oggettivazione del suono come vibrazione, teorizzato da Pierre Schaeffer, è oggi intesa come “noise” catalizzatore d’informazioni; la nozione di “silenzio” si è evoluta nel trascendentale e quindi negli spazi virtuali; i primi esperimenti di spazializzazione dei suoni e della loro conseguente natura “vivente” all’interno dello spazio reale, sono percepiti come “organismi viventi” virtuali. E infine le onde elettromagnetiche usate per trasportare tuti i tipi di suoni, ora possono incanalare enormi volumi di dati. Da un lato l’autrice riprende concetti del passato, collegandosi a ciò che è stato adeguatamente discusso e sperimentato fin dagli anni Sessanta nel campo del suono, adottandolo come punto di riferimento necessario per comprendere il presente. Dall’altra parte arricchisce progressivamente e sistematicamente l’indagine sulla sound art, incrociando teorie e pratiche (come fa analiticamente con il sound artist canadese Catherine Richards). L’”Aurality” può essere considerato, quindi, un concetto relativo non più al singolo campo del suono, ma come nuovo punto di riferimento per gli studi sui nuovi media.