Jacob Kirkegaard – Labyrinthitis

Jacob Kirkegaard

CD – Touch
Vibrazioni che si trasmettono attraverso l’aria e sono catturate dai nostri apparati auditivi. É un tubo a spirale chiamato ‘coclea’, il luogo deputato, dove nell’orecchio microscopiche cellule ciliate funzionano da recettori sensibili. Modulando ampiezza e frequenza delle onde sonore il movimento di queste cellule può a tal punto divenire più intenso da far vibrare anche la membrana sottostante. Reazione che a sua volta produce un ulteriore suono, flebile ma sicuramente percepibile – non propriamente un eco o un fenomeno psicoacustico – processo che può essere misurato e perfino registrato con l’ausilio di particolari microfoni. Il termine scientifico per designare tale accadimento sonoro è quello di ‘emissioni otoacustiche’ (OAEs), reazioni che se opportunamente stimolate possono dar vita ad ulteriori terze frequenze, create autonomamente dalla risposta specifica indotta dalla struttura stessa delle nostre oreccchie. Jacob Kirkegaard in ‘Labyrinthitis’ ha utilizzato propriamente differenti range di frequenze, dando vita ad una assai efficace composizione interattiva che ci fa pienamente partecipi della ‘spazialità’ e ‘fisicità’ dei suoni, elaborazione in bilico – anche – tra scienze applicate e musicologia (nel ricordo del compositore italiano settecentesco Giuseppe Tartini, primo a stimatizzare tale precisa realtà acustica) nella consapevolezza che l’orecchio non è un semplice trasduttore meccanico passivo, ma bensì sede di meccanismi attivi, responsabili direttamente della codifica di segnali.