ICC Open Space 2007

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La metà degli anni novanta è stata senza dubbio un periodo seminale per le arti mediali con un fiorire di iniziative internazionali che hanno incoraggiato l’avvento delle reti telematiche globali, connettendo la storia dei media con il loro futuro. L’InterCommunication Center (ICC) di Tokyo fu iniziato dalla NTT, la più grande compagnia telefonica in Giappone per commemorare il centenario dei servizi telefonici nazionali, e da allora ha giocato un ruolo essenziale nella scena asiatica della media art. L’ICC celebra la sua prima decade attraverso una serie di simposi (moderati da Minoru Hatanaka e Yukiko Shikata), e una mostra che cerca di andare al tempo stesso oltre il recente passato e di fare un’analisi del presente. La formula dell’ICC (“incoraggiare il dialogo fra la tecnologia e le arti”) è invisibilmente integrato nella mostra, illuminando il pubblico su come le macchine, i dati e il loro rapporto con le nostre menti evolute sia cambiato negli anni. La mostra è divisa in cinque diverse zone. La ‘art and technology’ sembra offrire la visione più completa. Nei lavori selezionati è finalmente chiaro come la visualizzazione astratta dei dati è molto spesso messa in relazione con la simulazione di ‘sistemi naturali’, o come la ‘realtà’ sia stata provvisoriamente implementata nelle opere d’arte digitali. Questa parte include lavori seminali ed eterogenei (come ‘PLX’ di Ryota Kuwakubo o “The Secret Lives of Numbers” di Golan Levin), una parte denominata ‘emergencies’ che ospita artisti emergenti e potenziali, una cronologia didattica e una camera anecoica. Nella zona ‘ricerca e sviluppo’ alcuni progetti incarnano le visioni dei gruppi di ricerca come Gainer Kaidan’, basato sullo IAMAS PDP (Programmable Device Project), che in maniera interattiva sonifica le principali scale dell’ICC stabilendo una relazione istintiva con il visitatore che cammina. Nella ‘network zone’ l’interfaccia all’uso dei network telematici è messa in discussione reagendo sia con forze simulate ma ‘vive’, sia con la pura poesia ai comportamenti di routine che rischiano di congelare il potenziale tuttora alto del poter cambiare radicalmente le regole nella comunicazione umana. Infine la ‘archive zone’ è fatta per preservare la storia della febbrile attività dell’ICC, attraverso una biblioteca e l’archivio di registrazioni video HIVE, testimoniando come noi non solo abbiamo bisogno di emozioni, paradossi e stimoli, ma anche di memoria per continuare a usare la tecnologia per evolvere.