The Classic II Exhibition, opere per vecchi mac.

L’hardware obsoleto rappresenta senz’altro una risorsa sia da un punto di vista estetico, in una sorta di ‘vintage’ ante-litteram, sia da un punto di vista storico, testimoniando l’evoluzione dell’industria informatica e i limiti intrinseci con cui ci si è confrontati nel corso degli anni. L’organizzazione svedese Electrohype, già titolare dell’omonimo festival, ha fatto tesoro di queste possibilità inaugurando presso la sua galleria di Malmö The Classic II Exhibition, una mostra di opere di software art d’epoca e non, che girano su altrettanti modelli Classic II della Apple. ‘HyperScape’ di Richard Bolam, un software che integra su più macchine la manipolazione astratta di un’immagine coordinando il lavoro fra di loro, ‘The Artist’s Eye’ di Torrey Nommesen, un classico ribaltamento del punto di vista realizzato con un occhio che guarda lo spettatore in continuazione dallo schermo, ‘The Matrix 9×9′ di Sebastian Campion, una matrice asincrona di quel che resta di nove fotogrammi di matrix ridotti ciascuno in bianco e nero in una griglia di nove pixel, ‘Liquid Language’ di David Rokeby, un flusso di testo che ruota intorno ai concetti di dimenticare / ricordare / sognare, ‘Classico Salz Bee Jul’ di Mogens Jacobsen, pattern generati al centro dello schermo simmetricamente alla posizione del mouse, ‘Arrow Variations – Book 1′ di John F. Simon jr., una previsione interattiva delle traiettorie delle frecce variando alcuni parametri, ‘ALRT#ID’ di JODI, un lavoro ispirato dal mousepad come punto di proiezione verso il computer, ‘Auto’ di Magnus Wassborg e ‘Inferiorator’ di Tore Nilsson in un’unione concettuale e contraddittoria e ‘OutPut’ degli italiani Marotta & Russo, con un uso delle clip art originali di hypercard che in maniera autoreferenziale descrivono il periodo storico dell’IT a cavallo degli anni novanta. Il tutto riesce a cristallizzare brillantemente due fenomeni: la disponibilità e la parallela richiesta di hardware per creare e presentare opere d’arte e, grazie alle caratteristiche degli stessi Classic, l’unione di hardware e software in un unico oggetto d’arte, solo oggi economicamente sostenibile, e che, secondo gli organizzatori sfida il problema di vendibilità dell’arte digitale.