Christof Migone – Wet Water (Let​’​s Dance)

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2CD + booklet – Futura Resistenza

Accompagnata da uno stilizzato booklet verdino di 16 pagine arriva quest’ultima fatica di Christof Migone, sound artist, professore, curatore e scrittore di origine svizzera ma adesso residente a Toronto. Wet Water (Let’s Dance) subito nei minuti iniziali s’imprime all’ascolto nelle forme d’una elettroacustica quasi domestica, solcata da sibili e interferenze, come di un impianto audio oppure elettriche, insieme a fluidi e ad altre field recording, che però non sempre è semplice distinguere con precisione dai suoni invece frutto di manipolazioni digitali. Sono stormi di uccelli o solo ben calibrati ronzii? Oppure registrazioni di eventi naturali particolarmente modificate? Ci importa veramente quale sia la natura di questi suoni? Non è forse più interessante che prevalga a proposito una certa dose di mistero? La realtà è che nel corso dell’intero progetto gli intrecci sono quasi sempre sfumati e i rapporti tra i differenti elementi piuttosto complessi e impredittibili, votati ad un accadere relazionale quasi improvvisativo, scivoloso nella sua performatività. Scivoloso e anestetizzante come deve essere un pomodoro congelato in un blocco di ghiaccio tenuto in bocca dal performer finché entrambi non si sciolgono e cadono. Azione che nel descriverla pare quasi un siparietto surrealista invece del canovaccio che caratterizza “The Release (Into Motion)”, pezzo dispensato in quattro differenti versioni e il cui video è stato utilizzato anche come una delle tre fonti per il pezzo “Lake of Coherence”, composizione non presente in questa uscita e che risale al 2003. Migone è avvezzo nell’utilizzo di differenti media, muovendosi fra le suggestioni del linguaggio e della voce, del corpo e della sua intimità, fra suono e silenzio, gioco e pathos, reiterando una serie di ossessioni che comprendono la distruzione di microfoni, il maneggiare libri e pagine, l’ibridazione di più lingue e il lancio di dischi, solo per citare alcuni dei motivi ricorrenti delle sue pratiche artistiche. Le opere presentate sono modulate in guisa di atipici canoni per i quali l’impedimento, la disconnessione e l’incapacità di comunicare sono prevalenti, con una certa dose d’incertezza e salti di registri, accumulando strati audio e ripetendo fino allo sfinimento il tornare sulle stesse azioni. Il musicista allora è una specie di medium, un catalizzatore d’energie aliene, qualcosa che esca fuori dalle pagine ordinarie delle istruzioni per l’uso.

 

Christof Migone – Wet Water (Let​’​s Dance)