Emptyset – ash

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LP – Subtext

James Ginzburg e Paul Purgas, aka Emptyset, celebrano con questo album la cinquantesima uscita a marchio Subtext, etichetta fondata a Bristol proprio dal primo dei due e poi attiva a Berlino e a Londra. È però un ritorno alle radici questo di ash che il duo ha assemblato durante l’estate 2023 proprio nella città da dove è partito tutto, in particolare sfruttando tecniche di registrazione spazializzate, controlli dinamici e una serie di hardware analogici, dando vita a strutture compositive polimorfe, sintetiche e scultoree, non estranee agli echi della cultura dei sound system che sono stati ben importanti per tutto quello che da Bristol a partire dagli anni novanta è scaturito. L’approccio degli Emptyset non contempla tuttavia facili soluzioni, è un suono duro, sperimentale, ricco di distorsioni ritmiche, rumore e feedback, venato da pulsioni industriali e sovrapposizioni dubby e noisy. Il lavoro del duo – insomma – testimonia d’una evoluzione verso lidi più astratti e concettuali, senza però tracciare cesure nette coi loro esordi, che sono stati influenzati da una relazione certo più viscerale e ritmica con la musica. Si superano appena i sedici minuti nelle cinque tracce presentate e tuttavia la sensazione all’ascolto è di estrema compattezza e densità, di pressione, turbolenza e matericità, sin dalla traccia d’inizio, “flint”, urticante e ieratica nell’incedere di beat primordiali, che saturano lo spazio mentale dell’ascoltatore, portandolo in una sfera atemporale di percezioni. Anche “flame” non è da meno, forte di cadenze industriali ondivaghe, tremolii e incessanti colpi, mentre in “ember” risaltano i feedback e gli inviluppi si fanno più fratturati, anche questo nel dna di chi frequenze basse, rotte maniere e scansioni solo apparentemente imperfette li ha vissute nei warehouse party e nei rave. In “cinder” è ancora in maggiore evidenza un senso di smembramento e scissione degli elementi in gioco, così come nella title track, “ash”, dove il processo ha compimento, grazie a droni più estesi ma ancora sottostanti a battute cupe e tese. Ultima ma non per questo più conciliante proposta, “rise”, produzione potente e chiara, con meno slabbrature ma ugualmente incalzante e definitiva. Ricordano il brutalismo di certe grigie architetture inglesi anni settanta gli Emptyset, con i loro suoni freddi e concreti, eppure possenti, affascinanti, maestosi e stratificati. È un ascolto in alcuni passaggi arduo, stridente e minaccioso ma decisamente fisico, coinvolgente, quello che gli Emptyset ci offrono in maniera centellinata, sicuramente incerta fra beat e avanguardia ma incredibilmente spasmodico e a suo modo passionale e unico.

 

Emptyset – ash