Alva Noto – Hybr:ID II

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CD – Noton

Secondo volume della serie Hybr:ID, per Alva Noto, che raccoglie le sue composizioni per la colonna sonora di Ectopia – Shooting in the Corner spettacolo del Tanztheater di Wuppertal, diretto da Pina Bausch, una creazione del danzatore e coreografo Richard Siegal ispirata a sua volta da un’opera di Anish Kapoor, artista che non smette mai di sottolineare “lo strano rapporto che c’è in arte tra ciò che è reale e ciò che non lo è”. Anche lo stesso concetto espresso con il termine “ibrido”, un incrocio tra specie differenti, termine che deriva etimologicamente dal greco e significa peccato e tracotanza, ha a che fare con una sorta di finzione nella vita quotidiana. Quella indotta oggi da tutta una serie di meccanismi, protesi di vario tipo e nuove tecnologie, che sono un’estensione delle nostra identità e del nostro agire nella sfera sociale. Le complesse dinamiche culturali – fra loro strettamente intrecciate – saranno allora il risultato della coesistenza di più linguaggi in uno spazio comune. Alva Noto è a suo agio con simili interazioni nella quali può dispiegare appieno il suo sound design etereo, intenso e geometrico, espressione d’una produzione digitale particolarmente articolata ed elegante, in alcune espressioni quasi chirurgica. Sono dieci le tracce presentate, accompagnate da un’interessante booklet di dodici pagine seguendo il quale possiamo confrontare le strutture dei brani scorrendo le relative notazioni grafiche dei codici sonori e acustici utilizzati dal compositore. È un suono meticolosamente progettato e scandito, sottostante a precisi schemi ritmici ma frutto anche di fascinazioni cosmiche e di una sensibilità nient’affatto cupa o particolarmente distopica, sebbene l’articolazione delle trame – al contrario – nemmeno può essere scambiata come semplicemente estetizzante, ambientale o atmosferica. Gli inviluppi in questo caso non sono neanche mai rumorosi o eccessivamente rilassati. Non si ricerca insomma la contrapposizione d’elementi musicali agli antipodi e anche i passaggi più glitchy sono risolti in maniera stilisticamente molto calibrata. Gli spari di Anish Kapoor danno vita nella performance a una scultura in perenne mutamento alla quale i ballerini sono esposti senza particolari protezioni, ma è così anche per le sequenze sonore dispiegate da Alva Noto. Non c’è difesa, opposizione o rigetto – in questo caso – all’alterigia dell’hybridus, che con il suo appeal venusiano passa dall’essere austero ad elegiaco, da puntiforme a fluido, da materico a spirituale. Alva Noto merita appieno la sua fama e dopo molte stagioni sotto i riflettori ancora ha da sfornare magnifiche opere.

 

Alva Noto – Hybr:ID II