ASA – Radial

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CD – Raster

Sotto il moniker ASA altri non si nascondono che Uwe Schmidt, Arturo Lanz e Saverio Evangelista, il primo un decano dell’elettronica nelle sue più svariate declinazioni, con un numero impressionante di produzioni all’attivo, un artista che ha anticipato la nascita di più sottogeneri e tendenze, mentre gli altri due sono noti soprattutto per il loro impegno nel combo post-industrial Esplendor Geométrico, ancora oggi attivo nonostante Lanz viva a Pechino ed Evangelista a Roma. Il connubio non poteva che essere iper-vivido, foriero degli urticanti montaggi e dei tagli scientificamente operati dal maestro tedesco ma anche intriso dalle sovrapposizioni macchiniche e dai ritmi spesso metallici o gonfi di dure e incalzanti distorsioni innestate dal duo italo-spagnolo. Fanno capolino fra i solchi anche traslati esotismi, secondo modelli cari soprattutto agli Esplendor Geométrico, che a partire dalla partecipazione al progetto di Saverio Evangelista, negli anni novanta, hanno certo ampliato il loro orizzonte di fascinazioni, a loro agio adesso in una fusione creativa certo radicale e iperbolica, qui sviluppata in dieci tracce che potrebbero fare la loro bella figura anche in chiave dasncefloor. Di tutte le retromanie imperanti quelle dell’ebm e dell’idm non sono certo le più scontate e alla Raster, a cui si deve l’uscita, giustamente sottolineano l’aspetto “straordinariamente atemporale” di questa produzione – perfino “meta-contemporaneo” – evitando smaccati ammiccamenti al tempo oramai trascorso o almeno senza troppo sottolineare i recuperi stilistici attuati. La smodata ossessione per il passato forse ha raggiunto il suo naturale limite di saturazione e non è certo un caso se nelle note di copertina – anche ironicamente – AtomTM, Lanz ed Evangelista si autodefiniscano “the last three futurists on earth”. La modernità non esiste più, “tutto è attuale e tutto è rétro” verrebbe da ricordare citando Jean Baudrillard, sicuri che artisti di questo calibro sono ben consapevoli di venire da un’altra epoca e d’aver segnato la storia della musica in una maniera che non sarà mai più riproponibile secondo le stesse identiche formule. Non volendo disincagliarsi dallo scoglio di un’eterno nuovo, realizzatosi per la prima volta solo dopo la prima metà degli anni settanta, si ricorre ora ad inedite combinazioni d’elementi, a un riassestamento dialettico delle forme, che in questo caso è audace e coerente, un occasione per la vecchia guardia di tornare – e bene – a dire la sua.

 

ASA – Radial