Leonardo Barbadoro – Musica Automata

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CD – Helical

Quella di un’orchestra di strumenti automatizzati è un idea non certo nuova nella storia della musica e delle tecnologie, congiunzione che nell’ottocento diede vita ad un artigianato d’alta specializzazione, modellato in funzione delle conoscenze derivate perlopiù dalle scienze meccaniche. La gestione dei controlli a quei tempi avveniva tramite rulli di legno o carta perforata e adesso – invece – in Musica Automata di Leonardo Barbadoro sono degli impulsi digitali inviati per mezzo di computer ad essere utilizzati per gestire un numero di parametri decisamente più ampio, che oltre alle singole note regolano anche la dinamica, l’inviluppo sonoro, il controllo microtonale e molto altro. L’insieme dei robot adesso utilizzati per il progetto è in parte quello della Fondazione Logos di Gand, nelle Fiandre – un centro culturale dedito proprio alla robotica e alla musica sperimentale, attento all’implementazione di nuovi strumenti e fiero di una vocazione autenticamente multimediale. Leonardo Barbadoro ha aggiunto altri strumenti, sia classici che non convenzionali, al fine d’organizzare dodici algide composizioni per la più grande orchestra robotica esistente. L’impatto – anche visivo – è a dir poco maestoso, con oltre cinquanta strumenti accuratamente posizionati, il cui suono ha caratteristiche fisiche che rendono particolarmente affascinante l’unicità di ogni singolo evento. Il controllo preciso dei parametri fa dunque da contraltare all’alea e alle infinite “vicissitudini” di un suono acustico, quello che lo stesso autore ci ricorda essere soggetto ad un certo grado di variabili ed “imperfezioni”. La performance assurge allora a un’esperienza multisensoriale in qualche modo assimilabile al concerto di un’orchestra reale ma dove ciò che si ascolta è esattamente quello che è stato immaginato dall’autore, che in tal modo diventa anche l’esecutore di ciò che ha ideato. Nessuna elaborazione è stata aggiunta in fase di post-produzione e anche i riverberi degli strumenti sono quelli registrati nell’ambiente reale e con essi i suoni dei movimenti dei robot che diventano parte della musica stessa, che non nasconde la sua matrice classica contemporanea, privilegiando gli aspetti armonici e ritmici rispetto a quelli più strettamente concettuali e sperimentali. Il tocco umano è evidente nell’azione di queste macchine che mettono in scena un’ipotetica alternativa all’elettronica di drum-machine, synth e campionatori facendo leva soprattutto sulla componente più emozionale d’un costrutto musicale, enfatizzando l’azione fisica dell’esecuzione e in alcuni casi spingendo ai limiti le possibilità degli stessi strumenti.

 

Leonardo Barbadoro – Musica Automata